Archivio | marzo, 2007

safe in my own skin? so nobody wins…

31 Mar
stanco di vedere le parole che muoiono
stanco di vedere che le cose non cambiano
stanco di dover restare all’erta ancora respirare l’aria come lama alla gola
 
andare a piedi fino a dove non senti dolore
solo per capire se sai ancora camminare
sono le gambe piene di lividi
sono pensieri sempre più ruvidi
 
la vita spesso è una discarica di sogni
 
ci avevate creduto che non scrivevo più? no, vero?
e dove mi lamento, se no?
sono stanca.
stanca di dover parlare a bassa voce, altrimenti sara sente i miei loschi piani e mi incastra. omfg.
stanca di dover prenotare il turno per lavarmi mutande e calzini.
stanca di dover lasciare pulita la cucina. ma cazzo, non la userò per 10 giorni e tornerò per prima e la troverò sporca, ovviamente, mica è normale! e tra 10 giorni cosa mi metterò al posto delle mutande?!
e poi sono stanca fisicamente, a pezzi, dopo aver girato bologna a piedi per un giorno intero. altri 7 anni così? mi suicido prima!
stanca di rispondere a messaggi del cazzo, puramente cortesi e formali, stanza di utilizzare la stessa finta cortesia nei confronti di svariate persone.
stanca di dover continuare a recitare.
stanca di fingere di tenere a cose cui non tengo.
stanca di abbozzare sorrisi, acquietare animi e andare avanti.
ma soprattutto, sono stanca di essere stanca.
risolverei l’80% dei miei problemi parlando francamente, occhi negli occhi, mani avanti.
pare semplice. ma non lo è, affatto.
e il restante 20% dei miei problemi comunque deriva da questo.
ho associato il mio mutismo a una forma di bene supremo, per cui mi martirizzo non esponendo i miei problemi agli altri, pensando così di evitarne a loro. o in altri casi, semplicemente non ho voglia di creare situazioni di tensione di qualsivoglia natura. indi per quieto vivere, concordo.
il risultato? io mi angoscio o medito vendetta in solitudine, gli altri intorno non mi capiscono, prima o poi io sbotto. e faccio danni.
anche se sono perfettamente cosciente di questo e di tutto ciò che comporta, non credo di riuscire a cambiarlo.
tenterò disperatamente di eliminare ciò che alimenta questo comportamento. ma non posso promettere anche di riuscire ad eliminare il problema alla radice, nonostante sia, questo è certo, la cosa più sana da fare.
soprattutto in questo momento in cui mi sento davvero molto demoralizzata.
e con amarezza mi tocca constatare che, a parte un paio di persone che colgono i miei stati d’animo anche solo conversando al telefono un minuto e trenta secondi, neanche chi vive con me pare essersene accorto.
perciò, è giunta l’ora di abbandonare il bozzolo.
non per colpa di, ma in virtù della fiducia che mi viene così abbondantemente donata a piene mani, devo rimboccarmi le maniche.
"tu sai come meglio gestire il tuo tempo".
"richiede concentrazione. e una lenta, caparbia attesa".
"un calendario. una penna rossa. una lista".
"mi dirai: come lo vuoi, regalato?".
qualcosa di positivo ce l’ho: anche dal fondo dell’abisso più tetro, riesco a intravedere la luce.
un po’ come reimparare a camminare per la prima volta. un piede davanti all’altro, un passo alla volta.
buon viso a cattivo gioco.
va bene.
 
come un fiume di città
sopravvivi
e sai che c’è un ritmo per tutto
di gioia e dolore per tutto
e ieri chissà
e domani chissà
che tutto si perde nel flusso
e l’unica ambizione che hai è stare in piedi
con un suono in testa che buca i pensieri 
adesso
occhi rossi lucidi senza paure
adesso

Silence is Golden.

31 Mar
ho la batteria scarica; il pc che ancora fa le bizze; mia madre che dorme nel letto.
ma d’altronde non avrei scritto granchè.
sono una mina vagante. sono un troiaio di… tutto.
mi vergogno profondamente di me stessa per la cattiveria e la meschinità dei miei pensieri.
non passa, questa cosa non passa.
non basta sorridere e mandar giù, non basta annuire e andare avanti, non basta dire bugie e chiudermi in me stessa, non basta staccare da tutto e tutti e farmi una vacanza.
non basta, ma cercherò di farli fruttare.
miciao a tutti, ci si becca in tempi migliori.
tra due mesi circa, credo.
o forse no, del resto mai stata costante in nulla nella mia vita, 11 mesi mi paiono più che accettabili.

flusso, derive, parole. e tutto si perderà.

23 Mar
lo so perfettamente: ho un pessimo carattere.
e ovviamente non voglio sentirmelo dire.
quando entro in crisi per una qualsiasi cosa, tutto pian piano viene inghiottito in una sorta di buco nero.
qui non arriva la luce, non riesco a vedere molto più in là del mio naso. lo ammetto.
ho dei sentimenti molto contrastanti, in me, in questo momento.
vedo e sento cose, ma poi ne dico e faccio altre.
se fosse facile fare così. mi svuoterei la mente da tutti i pensieri che la invadono. vi farei partecipi.
ma mi sento troppo fragile per esporli. troppo fragile e troppo sensibile, perchè basterebbe probabilmente un gesto in più, mentre la sua mancata spontaneità – o peggio, la sua mancata attuazione quando lo si è chiesto, infine, quel gesto! – mi debilita maggiormente e mi spinge a chiudermi ancor più.
sbaglio ad allontanarvi, a cercare di far finta che vada tutto bene. so anche questo.
ma sono fatta così, prendere o lasciare.
troppo volubile e capricciosa, per starmi vicino.
ma io mica ve lo chiedo. rispettate il mio bisogno di silenzio. e state pur nelle vostre vite, io tornerò parte attiva quando me la sentirò.
ho solo voglia di piangermi addosso per un po’. di versare qualche lacrima di coccodrillo sui cocci rotti della mia esistenza.
devo capire da sola che quel che è fatto è fatto, che non si torna indietro, che ciò che è rotto non può tornare come nuovo per magia.
permettimi di citarti, manu: non si piange sulla propria storia, si cambia rotta.
ci proverò.
nel frattempo, non ho bisogno della spalla di nessuno.
non sono ingrata, come mi è stato detto. sei tanto intelligente, cerca di comprendere che in certi frangenti devo bastare a me stessa. voglio bastare a me stessa.
eccezion fatta per mia madre, con cui userò senza pietà l’espediente degli occhioni luccicosi per convincerla a portarmi secum. peccato non ci sia papà, l’obiettivo sarebbe stato assicurato.

hello darkness, my old friend

17 Mar
I’ve come to talk with you again.
 
mi prendo una pausa. un po’ da tutto. un po’ forzata, ma male non mi fa. sento il bisogno viscerale di riflettere su una moltitudine di cose.
ieri pensavo che, comunque vadano le cose, non rimango mai col culo per terra.
nonostante io mi adagi volentieri su spalle sicure e fidate.
ma è tempo di tornare a camminare sulle mie gambe.
 
and that vision that was planted in my brain… still remains, within the sound of silence.

nei miei sogni so cercare senza paure un’esclusiva felicità

16 Mar
c’è ancora un po’ di aurora in me.
e come potrebbe essere il contrario, dopo che entri in uno studio medico trafelata e impaurita e ne esci con un sorriso a 32 denti?
perchè è tutto a posto. sei sana come un pesce. tutti i tuoi timori sono stati fugati.
perchè va tutto bene. tu stai benissimo. sei felice.
e i tuoi occhi lo gridano al mondo intero.
esci dal portone di quel signorile palazzo e tutto ti appare più colorato, più bello, più vivo.
fai sedere le anziane sull’autobus, fai passare avanti le signore alla cassa del supermercato, sorridi ai bambini, scegli con cura un ottimo vino e non vedi l’ora di arrivare a casa e di prepararti per la serata. per festeggiare.
magari domani sarò di nuovo isterica a scervellarmi tra libri, appunti e dispense.
ma ogni cosa a suo tempo.
adesso, mi assaporo fino in fondo questo momento.

cerco un centro di gravità permanente. forse.

15 Mar
pensavo: perlomeno per quanto mi riguarda, è inutile che io mi dia regole comportamentali, relazionali, etc… tanto, le infrango sempre!
non sono tipo da regole.
mi piace ignorarle, scavalcarle, sovvertirle e ribaltarle.
non è la solita menata del tipo "yeah, io sono una ribelle, sono alternativa".
non trovo che ci sia molto di cui vantarsi, se è la tua indolenza che impedisce di completare qualsivoglia piano e/o progetto, di andare fino in fondo alle proprie intenzioni, di avere un’idea fissa solo perchè è complicato star dietro a tutto questo, cioè, cavolo, vuol dire pensarci seriamente a monte!
uhm, sarà poi normale che mi prendo in giro da sola nel mio blog?
comunque, il punto non è nemmeno la mia accidia; fondamentalmente, io sono instabile.
chiamiamola sensibilità. chiamiamola eccesso di estrogeni in fase pre-ovulatoria. chiamiamola traffico elevato sull’autostrada che dall’ambiente esterno conduce alla mia corteccia cerebrale. chiamiamola incapacità di imparare dal passato perchè tutto cambia ad estrema velocità.
chiamiamola come vi pare, ma la sostanza non cambia: non riesco a darmi regole, perchè i miei giudizi sono cangianti.
perchè non posso dirmi "non farò mai questo o quello": cosa posso saperne di come cambierò nel futuro? di come cambieranno i miei bisogni, i miei desideri, o ancor più semplicemente la mia percezione delle cose?
ma posso vivere senza regola alcuna? o bisogna sempre e comunque darsi regole e cercare di seguirle? poi, poco importa infrangerle o meno. ma adesso sfocio in un altro discorso, meglio concentrarsi su radioluiss, ricordarsi vecchi amici, heidegger e discorsi in terza persona.
e tornare al mio stato allodinico, anche se noto con disappunto che lo studio massiccio peggiora il mio già fragile equilibrio psichico…
ciemmecu. per esempio. chi se lo immaginava a 14-16 anni cosa saremmo diventati dopo la bellezza di 8 anni?

in questi giorni c’è un pensiero che non penso

14 Mar
la distanza è una alleata, non una nemica.
mostra tutto nella giusta prospettiva.
è una lente un po’ particolare: ingrandisce maggiormente ciò che è sbagliato, ciò che non va, i difetti, i vizi, le mancanze.
cose che la vicinanza fa apparire troppo sfocate per riuscire a visualizzarle.
forse fa un po’ male.
" …ci informa che siamo fragili… ".
ma non la baratterei mai con l’ignoranza.
preferisco di gran lunga una sana presa di coscienza.
perchè se non ci si cautela in tempo, poi sbatterci il muso fa ancora più male.