Archivio | ottobre, 2007

cioè, no. parliamone.

31 Ott
passi lo shopping bagnato. passi il pomeriggio in cucina.
ma poi. la pioggia torrenziale da fuori si è spostata dentro casa e noi, come cretine, a spostare mobili e sistemare bacinelle dappertutto,  con minù perplessa che vi si affacciava, cercando di spiegarsi quelle docce naturali. indi per cui, ho passato circa 12 ore al telefono, e non solo per gli auguri, ma soprattutto per litigare con amministratore, muratori e condomini.
almeno ho sfogato la mia isteria con loro.
la cena è stata tutta da ridere. ho dovuto ubriacarmi, dopo.
"ehi, non ci si vede da un po’, come va?"
"bene, dai… "
"bene… dai? che vuol dire?"
"considerando che mi piove in casa ed è il mio compleanno… bè, fai tu!"
insomma, sono andata a dormire stanca e snervata, ubriaca e cullata da un giardino zen giapponese, tra la grondaia sul balcone e i secchi nel corridoio…
però contenta. contenta perchè pensavo di aver perso un paio di persone.
invece forse no.
forse. spero.

ma anche no.

29 Ott
qualcuno è giunto a me cercando: grissom e sara fanno all’amore.
mi fa piacere, devo dire. cioè, era anche ora, dopo 47 stagioni.
per il resto: se nizza non mi chiama entro stasera, non se ne fa più niente.
cazzo, ma vi mettete d’accordo per farmi perdere le staffe o avete una propensione naturale?
insomma, lo dice pure fox (paolo): poi non lamentatevi se divento aggressiva e/o sgradevole E stronza.
ho bisogno dei miei due bimbi ç__ç

the hedgecat

28 Ott
troppe cose insieme.
io penso che siano troppe cose insieme che causano e contemporaneamente giustificano il mio mal di stomaco, il mio mal di testa, il mio mal di schiena, la mia irritabilità, la mia impazienza, la mia aggressività, la mia indolenza, il mio scoglionamento a tutto tondo. a fasi alterne però.
il torto in genere non è mai da una sola parte.
non credo lo sia nemmeno in questo caso.
però.
ci rimango male. e che cazzo.
spero che anche voi ci rimaniate male, perchè se no non è giusto e non è valido, questo gioco non ha senso.
forse neanche l’altro. perchè sì, è ancora aperto. in fondo, chi ne ha mai pronunciato la parola fine? poche carte in tavola. ma se mi conosci, saprai ben che non mi esporrò tanto facilmente.
posso aspettare.
intanto respiro, a lungo, profondamente e so che andrà meglio.
bene no… non so. forse. chissà.
l’importante è che vada, in fondo.
l’importante è che tu scenda da quel treno, domani, mio piccolo e riccioluto simbionte.
 
dimenticavo… dlin dlon, comunicazione di servizio: il mio compleanno è martedì 30.
non vi informo perchè me li facciate. posso sopravvivere senza.
ma se proprio avvertite il prurito irrefrenabile… almeno abbiate la compiacenza di non farmeli tre giorni prima. o il giorno dopo. convinti che sia il giorno giusto perchè no, non lo è.
preferisco di gran lunga il silenzio, a queste ipocrisie.
l’anno scorso ho lasciato correre, avevo il cuore intenerito dall’ammmmore.
quest’anno, se vi va bene vi ignoro: al peggio, vi mando messaggi ben poco carini. e qualcuno l’ha già sperimentato.
 
l’anno prossimo sto via due settimane. minimo.
 
 Foto senza titolo 
 

dentro i mei vuoti

28 Ott
prendiamo beautiful garbage.
all’epoca, circa una volta al mese io e domenico andavamo insieme a bari in fumetteria. non ricordo poi neanche come e perchè si fosse formata questa strana coppia dagli scopi in comune… e basta. appunto. non eravamo legati da tutta questa amicizia. in ogni caso, non importa.
mentre attraversavo via principe amedeo, lo vidi in una vetrina: entrai e lo comprai, così, d’impulso.
conoscevo poco i garbage, e quel poco non giustificava l’acquisto.
difatti, ne ignorai l’esistenza per circa tre anni.
tre anni dopo, invece, mi innamorai di quel cd. divenne la colonna sonora di un periodo particolarmente brutto della mia vita, ma paradossalmente tuttora quando lo ascolto mi accarezza il cuore. mica come american idiot.
ascoltavo american idiot nello stesso periodo, ma questo rivelava un certo masochismo: ricordo ancora divani lisi, pangoccioli, cartoni di pizza, un lungo tavolo di legno. la chiesa russa. il politecnico.
ma questa è un’altra storia.
cup of coffee. quante probabilità c’erano che potessi scoprirla in altro modo?
forse dovrei stare più al passo, dovrei tenermi più informata, dovrei lasciarmi guidare e consigliare, dovrei provare. lasciarmi andare.
ma non ne ho nè il tempo, nè le possibilità materiali.
perciò, a volte me lo dico: smettila di sentirti vuota solo perchè non riesci a sentirti piena fino all’orlo. perchè non puoi riempirti fino a scoppiare. neanche volendo.
solo che a volte non riesco comunque ad evitarmi di diventare triste. un po’, solo un po’.

if you can keep a secret

26 Ott
dunque.
rikka pare sia morta, ma è tutto un espediente per aumentare la suspense in vista del tankobon finale.
poddie sta bene, al calduccio nel suo calzino. appena controllato, sono in ansia nell’eventualità di una morte in culla tecnologica. ché si sa, con me i lettori mp3 cadono come mosche.
io non la sopporto. non quella, l’altra. perchè nonostante le limitazioni psicologiche, di quella ammiro l’evidente intelligenza e la cultura; ma l’altra, non si tollera. ok, tu hai una strabordante intelligenza e altrettanta cultura; ma non c’è bisogno di ostentarla in continuazione, sai? è proprio triste.
e lo so, dovrei farmi i cazzi miei, ma non posso farci niente: mi piace analizzare le personalità deviate.
sarà che ho passato una notte assurda, tra coperte troppo corte e sogni troppo strani, vagando in dimensioni parallele e realtà alternative.
alcune poi neanche tanto impossibili. lo scopriremo tra qualche giorno. intanto, mi (trat)tengo a bada.
sarà che capto ostilità ovunque, e non posso fare a meno di pensare che in qualche caso me la sono cercata. in altri no, e questo mi fa incazzare.
sono scoglionata, estremamente. sempre, in questo periodo.
quest’anno m’hanno incastrata bene bene. perché certe dinamiche, purtroppo, a quanto pare non sono esclusivamente meridionali.
ma l’anno prossimo non mi avrete. giuro.

I want a midnight show

26 Ott
perchè oh crashing time can’t hide a guilty girl. sottotitolo: forsan et haec olim meminisse iuvabit.
mi viene un po’ da ridere. anzi, meglio: da sorridere.
perchè se ne parlava l’altra notte, di quei ricordi che, a fresco, vorresti cancellare dalla memoria perchè bruciano, ma poi… un giorno ti svegli e, per puro caso, ti rendi conto che non senti più quell’oppressione nel petto. che respiri meglio. che riesci a pensare ad altro.
poi arriva la pioggia, arriva il freddo, arriva la nebbia…
dunque, sorrido.
perchè l’anno scorso, di questi tempi, passavo da un incontro potenzialmente pericoloso all’altro. dopo un’intera estate in attesa, non si sa bene di che.
di novità, di rivelazioni, di parole non dette, di banali scuse.
un’attesa culminata nel giorno del mio compleanno. e terminata inesorabilmente.
come l’anno precedente, a pensarci adesso!
la conclusione è: il giorno del mio compleanno è catartico.
o almeno lo sarà, se l’afte odiosa decide di sparire per tempo non vanificando la gonna ascellare pronta per l’occasione. che voi direte: ma non c’è collegamento tra le due cose! vero, non c’è un collegamento fisico, ma mentale.
perchè a buon intenditor, poche parole. perchè il silenzio è un bisogno troppo sopravvalutato, più delle parole. e quando non è un bisogno?
si aspetta la catarsi.
e adesso, vado a scoprire se rikka libera il drago bianco, col sottofondo musicale de la valse d’amelie gentilmente supportata da poddie.
ah bè, prima però l’ora me lo impone: tanti auguri a gabri, compagna di vasche nel borgo, di versioni copiate, di filoni, di schemi di pallavolo, di spalle & pianti, ma anche di risate fino a quasi soffocare. perchè quello che è stato non si può cancellare.
e, poichè direi che almeno per quest’anno posso anche non fingere di dimenticarlo, tanti auguri anche a sandrino, compagno di afte e… bè, non ricordo altro. perchè a buon intenditor, bla.
ho concluso, ma temo di non aver scritto per l’ennesima volta quasi niente di ciò che dovevo. vabbè. le parole più del silenzio vedi sopra bla bla bla.
rikka: a noi.

I got a blanket in the back seat of my mind

25 Ott
sapete quando ci si sente tipo pentolone ricolmo che bolle e bolle e bolle sul fuoco?
quando si è un insieme di sensazioni e pensieri ed emozioni ed idee?
ecco.
sono delusa.
anche se lo prevedevo da mesi, anche se sghignazzavo per quanto la situazione è squallida e patetica e meschina.
mi sento triste, perchè tutto quello in cui ho creduto per anni, quelli che ritenevo essere solidi pilastri cui potermi appoggiare, sempre, in realtà stanno franando come fossero fatti di sabbia. anche se volessi afferrarli e mantenere e trattenere… cosa rimarrebbe tra le mani? niente. niente di niente.
sono felice.
per le nottate a ciarlare, per le mattinate comiche, per i pomeriggi splendidi e le cene sorprendenti. per l’arrivo di vale e per la partenza di ele. per quel bigliettino bianco e quelle parole incise sull’acciaio. per chi c’è e chi ci sarà.
sono amareggiata.
aprire la bocca ed articolare parole e frasi affettuose, premere tasti su tasti scrivendo messaggi che sono tutt’altro che sentiti… non ha senso. non ha alcun senso, se non sono seguiti da nemmeno mezzo gesto che ne dimostri la veridicità.
sono confusa.
a volte, non è così difficile ottenere quello che ci si è prefissati.
il punto è: quanto desideravi davvero ottenerlo? perchè lo desideravi?
ma soprattutto: e adesso?