Archivio | dicembre, 2007

nel cuore di un’eclissi tu risplenderai

7 Dic
il fatto che io, durante le feste di ogni genere, cada più o meno in uno stato di depressione-malinconia-tristezza-rabbia-stress, non mi colloca direttamente tra il popolo dei tristi o dei romantici senza speranze.
riflettiamoci.
ché forse chi si gingilla tanto ad addobbare alberi e camere da letto, chi inizia a comprare regali dal 10 novembre… molto probabilmente non c’ha un cazzo d’altro da fare, nella vita.
non deve subire i cambiamenti d’umore materni, che un giorno le fanno dire "studia, e non pensare ad altro!" e il giorno dopo "vergognati, neanche una telefonata a tuo fratello fai…" con tutti gli smaronamenti del caso. con tutte le paranoie che ti fai, perchè sì, davvero, vergognati, non senti tuo fratello da un mese abbondante. e poi ci pensi su 10 minuti e ti dici: ma cazzo però, neanche mio fratello mi caga di striscio, neanche a chiedersi ‘sta povera scema come sta, a pochi giorni da un esame? indi, alla telefonata successiva, alla lamentela materna segue tua invettiva contro i doveri etici tra fratelli. poi, chiudi il telefono e ti rendi conto della vocina flebile e rassegnata di tua madre. e ti penti, ti penti amaramente di non aver frenato la tua lingua insolente.
a questo aggiungi la convivenza tutt’altro che facile con le tue coinquiline. i continui scatti di nervi continuamente placcati sul nascere.
piccola postilla su talune persone: epperfortuna che ho imparato a farmi ampiamente i cazzi miei. culo salvato, di striscio. l’amaro in bocca però non si toglie così facilmente.
aggiungi l’esame e la triste considerazione del magro bottino universitario rimediato quest’anno.
aggiungi questo computer dimmerda che ha deciso di aver bisogno di una bella formattazione giusto prima dell’esame.
e non parliamo delle "cose da poco". non parliamone, non parliamone.
ma una cosa mi consola. anzi, addirittura due.
che questa direi che è assolutissimamente una crisi da sindrome premestruale (yu-uh!).
che questa sera finalmente dormo tranquilla appoggiata al tuo petto, come da tredici mesi a questa parte. il tutto dopo una bella cenetta. se ti ricordi gli appunti, se no ti mando a letto a pane e acqua.

che noia che barba che barba che noia

6 Dic
niente. non c’è niente da fare.
la verità è che non so che farmene di un blog privato.
andiamo, parliamone. blog. privato. è quasi un ossimoro, a ben vedere.
non abbiatene a male, miei sparuti lettori. anche se diciamocelo, faccio più numero con chi tenta di entrare a sbirciare che con voi che mi leggete regolarmente. e poi, a voi, sempre senz’offesa, non è che abbia molto da offrire qui, credo che il nostro contatto nella realtà di tutti i giorni la dica ben più lunga di questo soffocante e ormai claustrofobico spazietto virtuale.
e soprattutto, dove va a finire quella sensazione di libertà, la possibilità di esprimerti come sei, con chiunque capiti a tiro, sempre? la possibilità di confrontarti con qualcun altro. la possibilità di sputare fuori dal tuo stesso corpo il veleno di scorpione che a volte ti impesta l’animo. provocare, con galanteria quasi, ed essere provocati, in un gioco senza fine.
insomma, dove va a finire il divertimento di avere un blog?
mi astengo dalla risposta.

a mali estremi, estremi rimedi

6 Dic
questo è un post semi-inutile, sappiatelo, giusto per sfogare il mio nervoso.
perchè cioè, io non mi capacito di certe cose.
sarei un’ingrata se non contemplassi il videoregistratore. che però:
1) mi sono offerta di pagare;
2) tu non puoi usare perchè non hai la presa scart;
3) mi venderai comunque tra un annetto quando traslocherai, quindi direi che ormai è proprio roba mia.
e fin qui, ci siamo.
altra parentesi: non consideriamo i favori da me fatti, che implicano la mia faccia messa in gioco. e chiudiamo pure questa.
ora, non è che siccome a te non darebbe fastidio darmi in prestito ogni giorno qualcosa di tuo, allora devi dare per scontato che questo valga anche per me.
io ti presto volentieri una cosa, due tre quattro, finanche cinque, tutti i giorni, ma se poi tu stessa vedi che la usi/ti serve non è logico comprarsela, forse? e perlomeno chiedimi il permesso, cazzo! non è che poichè alla quinta volta ti vergogni, non mi dici niente e poi devo accorgermene da sola! chè se c’è una cosa che mi fa uscire dai gangheri, è quando qualcuno armeggia tra le mie cose. e perchè mi dà fastidio??
perchè io non mi permetterei mai e poi mai di ravanare nel cassetto o nell’armadio ma nemmeno di mia cugina, e l’esempio è fatto appositamente con una parente-gemella del destino-alterego-sorella di sangue. e ritorniamo alla prima frase. io non ti chiedo in prestito 10 cose, perchè faccio in modo di non farmi mancare nessuna di quelle 10 cose. e mi chiedo… ma cristo, è così difficile??? io non sono wonderwoman. e allora spiegatemi perchè quando è il mio turno in questa casa non si rimane mai senza cartaigienica, senza zucchero, senza detersivo dei piatti e quando è il turno altrui dobbiamo trangugiare il caffè amaro in ciotole per l’assenza di tazze pulite ringraziando il santissimo inventore dei fazzoletti per svariati giorni di seguito?? perchè???
ciò che più mi fa incazzare è che sono sola in questa condizione. e se mi comportassi io così, avrebbero da ridire. giuro, troverebbero il modo di rinfacciarmi qualcosa, qualsiasi cosa. perchè non dimentichiamoci che quando la blatta è stata trovata in camera sua, la colpa è stata data ai piatti sotto il lavello. ma porco cane, chi diavolo è che lascia i piatti lì sotto per giorni???
basta, ricomponiamoci se no mi parte dritto un embolo su per il cervello.
certo, mi è andata molto molto peggio in passato. queste sono sciocchezzuole da niente, in confronto. ma c’è un limite alla mia pazienza, molto molto breve.
dunque vabbè, che dire. poichè abbiamo a che fare con una recidiva cronica finto-smemorata, bisognerà agire di conseguenza.
fortunatamente, la mia mente all’occorrenza diventa pari a quella di un genio del male.
trema mia cara, a breve dovrai affrontare quella marea di servizi che rimandi da tempo… embè, tanto c’è la cara roberta, mi pare giusto!

tanto per giustificare 3 minuti di non studio

5 Dic
noia noia noia. tristezza. rabbia.
voglia di studiare saltami addosso.
apatia vola via.
e irritabilità levati dai maroni, soprattutto.

sciogliendo i sentimenti in acido di realtà

4 Dic

la solita inquietudine ha ceduto il passo ad un’altra inquietudine. indefinibile. difficile da circoscrivere. sono vagamente triste. forse malinconica, più che altro. il pc mi ha abbandonata, è diventato muto. proprio quando iniziavo a pensare che si era ripreso ed era inutile cambiarlo. e in più se voglio andare a capo mi salta una riga. uff! il natale sta arrivando, ma stavolta non mi rende isterica come lo ero lo scorso anno di questi tempi… e meno male, direi, forse gli scongiuri servono davvero a qualcosa! certo, qui lo dico e qui lo nego, al contrario dell’anno scorso non ho nemmeno una gran voglia di tornare a casa. tantomeno questa casa può dirsi tanto accogliente. stress casalinghi nati dallo scontro di stili di convivenze diversi, profondamenti diversi. consapevolezza del mio ruolo. ma non ho mai pensato di cambiarlo. potrei, ma non voglio, in fondo. perchè io sono così, perchè dovrei cambiare? per sentirmi maggiormente accettata? da una persona che, come il lupo con l’uva, dice di disprezzarmi? da una persona che prima ride e scherza con me e poi, alle mie spalle, con i suoi amici, parlerà delle mie bizzarrie quotidiane? da persone che non fanno passi nei miei confronti, pretendono, pretendono e basta? e allora perchè mai dovrei essere sempre io la sola a farne centinaia verso di loro? dove sta scritto, chi me lo impone?

con la privatizzazione di questo blog è finito un intero periodo della mia vita. è ora che lo capisca e che lo accetti e che compia tutti gli atti necessari perchè questo insano cordone ombelicale venga reciso, definitivamente.

il centro della fiamma è un livido

3 Dic
le mie letture più gradite ultimamente riguardano blog di giovani dottoresse/specializzande/laureande.
dio, se non le invidio. ma con tutto il rispetto che è loro dovuto, ovvio.
quel che più mi tiene avvinta alla lettura è come cambi la prospettiva. loro, come me, si sono iscritte a medicina causa vivo interesse per le materie misto supposto (e infondato, ahimè) futuro ben delineato e assicurato (ma dove e quando, mi chiedo adesso?). mica con la presunzione di aiutare il prossimo e salvare quante più vite possibili. che, per carità, è un nobile intento nonchè inevitabile sfocio del mio (futuro e supposto) mestiere. un dippiù, insomma.
mi dico che però forse quello, mi salverebbe da certe cadute di volontà e passione e impegno e costanza, che mi appartengono per carattere, figurati poi come diventano più frequenti in questa carriera universitaria così lunga e complessa.
ma soprattutto – e qui arriviamo al nocciolo della questione – quando finalmente, come loro, starò in un reparto seriamente, saprò amare il mio lavoro? saprò amare i miei pazienti? sarò dolce e premurosa e competente e adeguata? saprò esserne all’altezza, professionalmente ed ancor più umanamente?
le mie sono paure insensate, ataviche… oppure quando ci sentiamo in trappola è solo perchè non abbiamo il coraggio di vedere che ci sono altre vie d’uscita?
e questo è quanto. le altre rivelazioni degli ultimi giorni mi hanno colta impreparata come un colpo d’aria fredda improvviso… ma han lasciato le guance arrossate e accalorate. come a dire, se non si fosse capito: non si torna mai indietro, neanche per prendere la rincorsa.
e le porte, van serrate per bene. altrimenti poi si spalancano e creano forti corrente d’aria laddove sarebbe meglio evitarne. lo dico così, per precauzione. da (futurissima) dottoressa in erba.

punta sul nero, punta sul rosso… la posta sei tu

3 Dic
preparare quest’esame in pochi giorni ascoltando luna, luna e ancora luna (intervallata dall’eclissi, certo) è come cercare di vincere al lotto giocando un po’ a casaccio.
bè, io ci provo. non ho alternative.
chissà, magari per una volta faccio un bell’ambo secco, chi mai può dirlo.