Archivio | agosto, 2008

A questo spunto, facciamo il punto

27 Ago
Depennate geriatria, pediatria, le chirurgie, medicina generale, medicina interna, cardiologia, nefrologia, pneumologia, patologia clinica e compagnia bella, qualcos’altro di cui non ricordo il nome, e – rullo di tamburipsichiatria.
Ebbene sì, giovini miei. Con tutti i pazzi fottuti nel cervello che affollano la mia vita mò statti a vedere che devo andare pure a cercarmeli sul posto di lavoro!
Già io stessa sono in equilibrio precario su un cordino teso su una fossa di leoni, ché lassù c’è qualcuno che mi vuole bene, molto bene… Tuttavia, potrei farci una tesi sperimentale: "i sani di mente attirano i folli come le lanterne attirano le lucciole".
Finale propositivo et costruttivo: invece delle lanterne, procuratevi le friggitrici. Quelle per le zanzare, avete presente?

I deserve a quiet night. Shh.

26 Ago

Nightswimming, remembering that night

September is coming soon
I’m pining for the moon
And what if there were two side by side in orbit around the fairest sun?


You, I thought I knew you
You I cannot judge
You, I thought you knew me

Tutta la gente non sa dietro quale dolore

24 Ago
Lo squarcio. Si è subito richiuso. Non ha avuto il tempo di scalfire la coltre di nero, buio, dolore.
Ho del sangue sotto le unghie. Non è mio, ma è come se lo fosse. Allele più, allele meno.
Terrore, ecco cos’ho provato. Tamponato, disinfettato, fasciato, ecco cos’ho fatto. Abbracciato. Pianto.
Certo sono più portata per le prime.
Perché diamine psicanalizzo perfetti estranei nella stessa misura con cui non riesco a parlare col sangue del mio sangue?
Ho paura, tanta paura. E una nausea che mi stringe lo stomaco in una morsa d’acciaio.
Le lacrime. Quelle credo di averle terminate.
E per la prima volta, dovrò violentarmi nel cancellare una persona dalla mia vita.

Vite parallele che si scontrano

17 Ago
Sono nera.
E sto leggendo il mio quarto libro, come non mi succedeva da tempo, ambedue le cose.
Dormo il pomeriggio, prima di tornare in spiaggia, e anche la sera, prima di uscire. Quando non mi ritiro alle 6, di cui mi sveglio alle 13.30 come oggi, beninteso.
Mi ritaglio ore intere con quello splendore di mia nipote, in cui sparisco dalla faccia della terra.
Vado nella curva nord in mezzo agli ultras e partecipo ai cori su mio padre.
Vado al castello, in compagnia della brezza del mare, a vedermi tutti quei film persi nel logorio bolognese.
Vado dove mi pare, con chi mi pare. Libera come l’aria, finalmente. Libera di dire no, libera di dire voglio fare questo, e non quest’altro, voglio andare lì, e non là. Libera di farlo senza paranoie, fraintendimenti e pasticci vari.
Ho un solo desiderio, rivolto insistentemente alle stelle e alla luna: lasciar andare i fiumi di parole che ho in testa via col maestrale, lontano.
Vorrei non aver udito certe parole, perché non posso fingere che nulla sia successo.
Vorrei essere capace di dimenticare, ché di perdonare non si tratta, ma non è nella mia natura. E allora esorcizziamo con scenette e tormentoni.
Posso solo constatare che va tutto bene, adesso, e io non credo nei casi, nelle coincidenze.
Io dico che va bene così. Che il tempo è un galantuomo, e l’esperienza mi insegna a lasciare tutto nelle sue mani, ancora una volta.
Insomma, c’è una mezza probabile che parta serena e contenta. E non così presto.