Archivio | gennaio, 2010

Don’t speak

16 Gen
Coerentissima come sempre. Ma se questo è quasi l’unico modo per comunicare, come altro fare?
Non comunicare, ad esempio. Sono un po’ stufa di tutte queste parole, e lo dico serena, tranquilla, non sono arrabbiata o annoiata o cosa. No.
Ci mancherebbe. Ho covato a lungo le parole con cui ho iniziato tutto e le ho sentite mie una ad una.
Semplicemente, mi sto convincendo che i fatti spazzerebbero via le parole, che a volte diventano inutili e insidiose. Ma – c’è sempre un ma – i fatti sono infattibili.
Cosa si fa, dunque? Ci si continua a lambiccare il cervello con giochetti mentali o presunti tali? No perché io passo, i pochi neuroni sopravvissuti ai 25 devono essere impegnati necessariamente nello studio, non voglio esser portata via di peso da Bologna da una madre giustamente inferocita.
Se le parole sono tutto quello che rimane, io mi ci aggrappo, sia chiaro. E continuo a pesarle, limarle, osservarle da ogni lato prima di lasciarle andare, e allo stesso modo tratto quelle che mi tornano indietro. Perciò, vorrei solo sentirmi libera di farlo senza temere di prendere fischi per fiaschi.

Butterflies and Hurricanes

14 Gen
Facciamo che fino a fine mese bado bene a non muovere un muscolo.
Non scrivo qui, non apro msn… ovviamente nei limiti che la mia scarsa forza di volontà mi impone.
Non parlo, soprattutto, ché tanto da un lato sono imbavagliata e dall’altro faccio fatica a mordermi la lingua, perciò tanto vale che risparmi il fiato per ripetere quest’esame che evidentemente non s’ha da fare.
Ma poi, un passo alla volta, troverò le mie risposte, quali che siano, qualunque sia il prezzo da pagare.
E non sarebbe male trovare qualche minuto per cambiare questo space, il titolo non ha decisamente nulla a che fare con me (per poco ancora, si spera) e questo verde, che dire… non si può proprio vedere.

Straight to the heart

12 Gen
"Insorge e cessa bruscamente, con 140-220 battiti al minuto, con una durata che va dal minuto fino a qualche ora.
La crisi inizia con una sensazione definita come un ‘tuffo al cuore’, quindi si avverte il ritmo concitato. Se la tachicardia è molto elevata e si manifesta in un cuore non sano, la brevità del momento diastolico non permette il riempimento del cuore, diminuendo la quantità di sangue lanciato ad ogni sistole.
La velocità della frequenza può sopperire a questa scarsità, ma non sempre è cosi: il sangue che arriva ai tessuti è quindi scarso. Il cuore risponde a questa esigenza con il dolore e con un senso di costrizione toracica avvertibile nell’emitorace sinistro. Compaiono sintomi come vertigine, stordimento, annebbiamento della vista, legati alla scarsa ossigenazione del cervello. Il resto dell’organismo reagisce con sudorazione fredda, difficoltà respiratoria e nausea fino ad arrivare allo svenimento".

Et puis, je fume

10 Gen
Pare che abbia la sguardo da furbetta combinaguai.
Ce l’ho sempre, stampato in faccia, quando faccio qualcosa che non so dove mi porterà, ma che di certo mi provocherà scombussolamenti.
Io sono così: ho bisogno di sentirmi viva, di avere pensieri più profondi della normale e vitale quotidianità, ho bisogno di sentirmi in pace con me stessa, anche se questo molto spesso si traduce nell’annegare in colpe presunte e in un romanticismo nella sua accezione più vera che fingo e spergiuro non mi appartenga.
E’ un periodo strano, annaspo nella malinconia, nella nostalgia, di persone che mi son lasciata alle spalle per paura di lanciarmi nel vuoto e di eventi che ho scongiurato per un soffio per il terrore di cadere e sbucciarmi il cuore.
Avrei decisamente bisogno di un vocabolario apposito per trovare le parole giuste per descrivere e descrivermi, ma non esiste, e se esiste, lo possiede qualcun altro, e non posso afferrarlo perché mi scotterei le dita.
So che è normale e logico poter vedere il passato nella sua interezza, trovargli una collocazione, dargli un significato soltanto adesso. E nonostante tutto, non trovare le risposte giuste, non sapere come agire, non sapere quello che voglio e tantomeno come ottenerlo.
Riesco a pensare e a pianificare solo le cose materiali, gli esami, la laurea, e anche lì, dopo, il vuoto. Cosa sarò, cosa diventerò, a quale disciplina medica donerò tutta me stessa per la vita.
Mi sento parte di un enorme ingranaggio tritarifiuti che è la vita, che mi mangia i secondi, i minuti, le ore, i giorni e gli anni in un niente, che mi cattura in una rete dalla quale non riesco a fuggire, che mi spinge a ottundere i sensi e a far funzionare il cervello, lasciandomi vuota in un angolo.
Forse devo smettere di bere e andare a dormire.
Ma anche lì, nei sogni, posso sperare di non trovarmi ancora di fronte alla stessa sconosciuta porta?