Archivio | maggio, 2010

Cieli Neri

17 Mag
Oggi ho avuto la certezza che quando sarò un’anziana (si spera d’arrivarci) e malata (spero di star dando tutto ora) dottoressa in pensione, non sarò poi tanto dissimile dalla signora Laura, un’ex pediatra  che ha fatto parte della mia schiera di vecchine per una settimana. La cara Laura avrebbe dovuto operarsi all’anca, invece guarda un po’ che all’Rx le trovano una massa bulky mediastinica chiaramente (anche per me, pensa un po’) linfomatosa. Non vi dico l’incazzo della signora. Tipo il triplo di quello che ho provato io il 30 Marzo alla mia prima ecografia.
Laura era scorbutica, antipatica, maleducata, arrogante, insomma in una parola: francamente odiosa. Con tutte le ragioni del mondo, certo, niente da dire.
Ecco, io sarò così. Prendete il suo incazzo, aggiungeteci il mio – sempre quello lì del 30 Marzo e dei giorni a seguire -, moltiplicatelo per un triliardo e forse ci si avvicina a quello che mi sta mangiando il cuore adesso, adesso che così, per la prima volta nella mia vita, sono qui a cercare disperatamente una posizione che mi renda anche solo di striscio sopportabile l’idea che mi sono beccata pure una cistite, e me la sento tutta, nei visceri e nell’anima.
Il giorno prima dell’esame, per giunta. Perché no, non bastava beccarsela in questo splendido periodo, eh no, troppo poco.
Posso dirlo? O verrò censurata, bannata o multata?
Io lo dico, poi fate voi quel che cazzo vi pare.
Ma vaffanculo.
Anzi.
Ma vaffanculo.
Cosa diavolo avrò fatto mai per meritarmi tutto questo?
Lo so che è una stronzata, lo so, ne vedo curare ogni giorno di cistiti e qualsiasi donna ne soffre almeno una volta nella vita.
Ma tutto d’un tratto tutto quel tessuto adiposo da lottatore di sumo di cui sotto si è sciolto come neve al sole.

Io vorrei solo un po’ di requie da ogni bruttura della vita.

Salvami dalla realtà

16 Mag
"Sono sgarbata e scontrosa, non sento più nemmeno gli amici lontani, io che ero bravissima a curare i rapporti con tutti e a dare qualcosa ogni giorno prendendo in cambio calore.
Forse è per questo che sento così tanto freddo".

Le belle notizie dovrebbero rendere felici, no? Quando riguardano cari amici, quando ciò che si è vagheggiato per anni inizia a farsi concreto. Io sono felice. Ma se penso che davvero le nostre strade possano separarsi da qui ad un anno, non so, mi prende male. E mi sembra strano, così strano, non perché lei non mi mancherebbe – questo accadrebbe con certezza matematica – ma perché io sono, o meglio, dovrei essere abituata alla lontananza, alle separazioni, perché no, ai ricongiungimenti.
Credo che ciò che mi fa più paura sia la sagoma del traguardo lì in fondo… oddio, non è la mia, per carità, però però però. Ancor più per questo?
Non è invidia, si badi bene; ho tanti difetti, e proprio dell’invidia faccio difetto (ah-ah!).
E’ la fine di un’epoca, tutto qui. Ricca, piena, a tratti dolorosa, violenta, ma anche gioiosa e tenera. Splendida, anche nei suoi tratti più oscuri.
Sette anni che mi hanno vista cambiare tantissimo, da timida e spaurita ragazzina a donna o quasi, ancora goffa e impacciata nelle sue facce da manga ma certo più sicura di sé. E con due spalle da lottatore di sumo.
Ecco, adesso però mi sento un po’ sepolta sotto tutto quel tessuto adiposo. Sto reagendo, anche perché diciamocelo, ancora non so un cazzo, non so contro cosa devo combattere, quindi automaticamente (un po’, giusto un pochino) mi do per vincitrice contro questo nemico invisibile (che purtroppo tanto invisibile non è…), ma la verità è che non mi sento me.
"Nella vita non
bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da
quella zona grigia in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva,
bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi".

So che sotto sotto ci sono ancora, sono io, sempre la stessa, forse solo stanca dell’ennesima lotta e stranita dalla mancanza di risposte e dall’assurdità della situazione. E incazzata per l’impossibilità di organizzare nulla, io, proprio io che pianificherei anche quando andare in bagno se solo fosse possibile!
Invece, a dispetto di tutta questa negatività, rischio di annegare ogni notte in un mare calmo che attraverso per recuperare stelle buone che ho perduto dall’altra parte, così vicine e così lontane…
Ma questo – almeno questo – non è propriamente un male, no. E’ un miracolo, a cui spero disperatamente ne facciano seguito altri.
"Siamo fatti di cervello e di pancia: il cervello contiene la paura, il
calcolo, la ricerca del conveniente; nella pancia ci sono la fame, il
bisogno e l’istinto. Se chiedi al cervello che cos’è che vuole,
accamperà simpatici teoremi convenienti; se chiedi alla pancia che
cos’è che vuole, ci metterà tre secondi netti a dirtelo.


Che poi non convenga ascoltarla, quello è un altro discorso".