L’amore non guasta (I like you so much better when you’re naked)

28 Lug
Mi piacerebbe essere la ‘Donna per caso’ di Jonathan Coe. Non Maria, ma Roberta, ed essere descritta da lui, o meglio essere prevenuta in ogni mio passo e pensiero. Mi piacerebbe esistesse qualcuno in grado di farlo. O forse no, forse mi sentirei violata, certo che se lui avesse l’accortezza di agire in silenzio mi fregherebbe su tutta la linea. E a me forse piace esser presa per i fondelli, molto più che gestire una verità nuda e cruda davanti alla quale non posso non reagire. Meglio fingere di credere, anche quando la puzza di menzogna diventa nauseabonda. La stupidità paga molto di più.
Questo pensavo sull’aereo ieri, mentre in loop per tutta la durata del viaggio andava la stessa identica canzone, che mi provoca sentimenti alquanto contrastanti ogni volta che l’ascolto. Anche le nuvole candide, si trasformavano da soffici cumuli di zucchero filato/a velo a palline di ovatta imbevute (di amuchina), e viceversa.
In fin dei conti, io amo Monopoli. La conosco da quasi tutta la mia vita, mi ha vista crescere attraverso le più disparate e deplorevoli fasi dell’adolescenza, è stata complice nel nascondermi alla vista altrui nelle notti d’estate e mi ha ascoltata spesso d’inverno, abbarbicata sui suoi scogli battuti dal vento, buttare tutto fuori, gioie dolori rimpianti.
E poi la odio. La odio perché non mi sa più prendere da un po’ di tempo a questa parte, sembra aver dimenticato quanto ci lega, è insicura, tentenna, poi sparisce o mi percuote.
Forse si sente tradita perché Bologna è la mia amante. Ma come si potrebbe altrimenti? E’ bellissima, ma non solo: possiede quei due-tre particolari che noti solo da molto vicino, che non sono alla portata di tutti. E’ misteriosa, tutto in lei sembra manifesto e chiaro e scontato, ma quando meno te lo aspetti ti sorprende con scorci nuovi in vicoletti nascosti, una finestra su una piccola Venezia e un festival a due passi da casa (quest’ultima perché, checché se ne pensi, in quanto a eventi e manifestazioni son proprio a zero, che tristezza). A Bologna se giri con un foulard sul collo nessuno si gira a guardarti due volte, a lei non importa, perché sei sempre tu. Il rovescio della medaglia è che un rapporto esclusivo è fuori discussione, anche se lei, a modo suo, ti rimane sempre fedele e devota.
Monopoli è un sole caldo sulla spiaggia dorata, Bologna è un mare oscuro e profondo leggermente increspato (ma è tutta scena).
Qualcuno potrebbe obiettare che non si può parlare di amore se lo si fa contemporaneamente per più di un soggetto alla volta (nonostante la letteratura e il grande schermo siano pieni di triangoli quando non di rombi e di parallelepipedi). Ebbene, io ribatto che si può, che esistono tante forme di amore e che sono tutte sacre, purtroppo è il modo in cui questo amore si manifesta nella pratica a spogliarlo completamente di ieracità e a renderlo terreno e sporco e malato.
Bisogna scegliere, dicono. Io mi chiedo perché ‘bisogna’. Se mi usate un indicativo presente senza briglie, allora possiamo parlarne. Si sceglie quando una cosa è meglio di un’altra, e non perché uno si faccia una lista e valuti la cosa scientificamente, ma perché lo sa che è meglio perché sa che è proprio quella là la cosa che vuole. Ma. Quando entrambe rasentano la perfezione in alcuni aspetti e ti terrorizzano o non ti convincono in altri e guarda caso si tratta di aspetti agli antipodi tra di loro… che si fa?
Non posso tornare indietro, ma posso fermarmi. E poi forse ripartire, un giorno o l’altro, per chissà quale meta.

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