Archivio | agosto, 2010

Scars & Souvenirs

30 Ago
La mia estate finisce qui… finalmente!
Era tanto che non trascorrevo a casa o comunque in stretto contatto parentale tutto questo tempo, altrettanto troppo tempo che non ero così soggetta a convenzioni, logiche e regole arcaiche e assurde, mio malgrado invischiata in faccende oscure e quel che è peggio insensate e stupide, e di conseguenza, mai sentita così stressata, nervosa e suscettibile.
Puglia mia, sei una bella, libertina e voluttuosa compagna di avventure – e mai quanto quest’anno ti ho bevuta fino all’ultima goccia – ma non puoi essere la mia compagna di vita: agogno, desidero, adoro la mia Bologna, terra di fuoco e di nebbia, pilastro incrollabile e boccata d’aria fresca.
Ti ho salutata così, dormendo sulla tua sabbia finissima e giocando coi cavalloni, tra confessioni etiliche laceranti e prese di coscienza chiarissime, ma a cui manca ancora solo il nome. Lì, dove tutto è ricominciato. O iniziato?
Non lo so di preciso, e più di tanto non m’interessa; piuttosto, la mia attenzione è rivolta a ciò che inizia adesso: settembre, autunno, nuovo percorso, nuove sfide, nuovi progetti, nuovi obiettivi… e quando meno te l’aspetti, è già ora di mettersi sotto il piumone!

E’ un lampo, la percezione veloce, chiarissima e violenta che la verità di quel che stai vedendo è un’altra. E’ qualcosa che non tutti possono cogliere. E’ il sorriso del caimano al telegiornale, fiducia per gli uni e trappola per gli altri.  E’ la mano che si appoggia sul fianco o su una spalla, quella che sembra dire "ti voglio bene" e invece significa solamente "ti voglio".
Perché esiste un solo modo di rendere un amore matematicamente inestinguibile: non viverselo fino in fondo.

Che palle però.

Crash into me

25 Ago
"Si conobbero.
Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo.
E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così."

Non si può certo dire che stia vivendo col freno a mano tirato. Tutt’altro.
Del resto, non riesco a provare fino in fondo l’ebbrezza della velocità.
Il mio atavico, anzi, genetico senso di colpa me lo impedisce. Non posso investire e metter sotto tutto quanto mi trovi davanti e pretendere di dormire sonni tranquilli. E tutto ciò mi fa incazzare.
In fondo, non credo di essere l’altruista che sembra da fuori. Forse non sono ipersensibile, non è incapacità nel malsopportare d’infliggere sofferenza. E’ solo egoismo. Tanto, troppo egoismo.
Se non potessi dire che il destino è un po’ infame nei miei confronti, perché posso senz’altro dirlo quest’anno, direi che me le vado a cercare, una per una. Lo dico quindi, che il destino è infame e pure tanto stronzo. Ma rimango una grandissima idiota. E masochista.
Penso che butterò tutto all’aria una volta per tutte, ma proprio tutto tutto. Così sì che potrò piangere lacrime amare sui cocci finissimi che mi rimarranno tra le mani, e non più queste stupide lacrime di coccodrillo.

Touch me, I’m going to scream

22 Ago
Bilancio dei primi 50 giorni del resto della vita con il mio compagno: iniziale e notevole labilità d’umore e affettiva, con scivolamenti senza soluzione di continuità da risvegli meravigliosi a nottate insonni e mattine col muso lungo; difficoltà di adattamento; terrore di perdere la propria indipendenza, scalpitii irrequieti per cose inesistenti, così, puramente per il bisogno di mettermi e mettere alla prova; voglia irrefrenabile, a tratti, di buttare tutto all’aria, darsi all’omeopatia e alla vita itinerante assieme ai Tuareg; infinite rotture di coglioni inflitte e subite; tenere bene a mente i confini dei ruoli senza incasinare niente e nessuno; realizzazione del concetto finale.
Che mi è andata di lusso, e una pillola piccina e dolce ogni giorno per il resto dei miei giorni è la minore delle sfighe.

Let it be (Better Days)

17 Ago
Quella donna mi farà impazzire, è garantito.
Se domani mi fa la stessa partaccia di oggi io non lo so che faccio, probabilmente è la volta buona che prendo in considerazione le sue minacce e le metto in atto, dopodiché non ci saranno più cazzi. E scusate il francesismo.
Mia madre mi ama, a modo suo, senza alcuna manifestazione fisica di affetto e con l’incapacità totale di dimostrare il benché minimo segno di indulgenza e tenerezza. Io questo lo so. Però che due palle, eh.
Capisco che è un rude e ormai atavico mezzo di difesa da tutte le brutture che succedono (e che non succedono, da qui a 10 anni ha già visto e previsto nero pece nelle vite di tutti), ma sinceramente non riesco più a giustificare questo comportamento controproducente.
Sfogati parlami piangi urla abbracciami. Ma non rinfacciarmi gli ultimi 4 mesi.
Che diavolo, è davvero meschino.
E non pretendere che poi mi dimentichi tutto dopo due ore quando vieni ad allisciarmi il pelo arruffato, una vera gatta dal sangue selvaggio mica si fa abbindolare, dovrai impegnarti mooolto più di così, cara signora madre.
Tutto ciò mi convince ogni volta sempre più che io qui non posso tornarci, ne va della mia salute mentale. Per quanto mio padre s’impegni, non riuscirà mai ad arginare tutta la negatività e l’ansia con cui ti investe, e mai come in questo periodo rifuggo tutto ciò.
Mi fanno un po’ ridere i corsi e ricorsi della storia, come certe storie possano ripetersi nelle trame, mischiando i personaggi e rendendoli da pseudo-negativi (meglio: presunti tali perché così mi faceva comodo) ad eroi incontrastati, cavalieri vittoriosi dall’armatura scalfita ma ancora scintillante. E viceversa.
Ma la ruota pare essersi finalmente fermata.
Sono incredibilmente lenta e assolutamente stolta, ma quando c’arrivo c’arrivo. Aaah se c’arrivo.
E ora non riesco a vedere altro se non il traguardo, lì, bello, luminoso, promettente, esaltante, davanti a me, davanti ai miei occhi.
Esattamente tutto ciò che voglio.

Accadono cose che sono come domande.
Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.

Partire per tornare non è certo andar via

7 Ago
Ho sempre rifiutato di essere compresa. Essere compresa significa prostituirsi.
O forse ricerco quella trasmissione fluida di pensieri attraverso lo sguardo che non esiste, o forse sì a quanto mi dicono, solo che io rifiuto di ammetterne l’esistenza.
Questo agosto è un mese freddo, tanto freddo e io sono stanca, tanto stanca. Mi sembra di nuotare controcorrente, che ci sia un ostacolo da superare persino per fare avere essere la cosa più stupida del mondo. E io non ho la forza di impormi su niente e nessuno, è come se mi interessasse tutto molto poco, anche quanto detto una frase più su, di fatto non mi tange. Qualcosa va storto? Dopo 5-10 minuti di frustrazione/abbattimento/nervosismo/ira, puff!, tutto svanisce.
Sono un mammifero, vivo compulsiva e senza più gravità per poche cose, e da queste poche cose sono ossessionata, non posso farne a meno e pazienza, pagherò il conto quando sarà ora.
Alla fine, non posso dire di stare male, anzi. Credo di reagire più che bene alle medicine, non ho praticamente più nausea e risento dei formicolii solo in determinate posizioni, il mio metabolismo mi pare quasi come nuovo e comunque ormai devo solo aspettare lunedì per sapere come va, e può solo migliorare, per il sollievo di pancino e cosciotti.
Tranquilla non lo sono e non lo sarò certo a breve; incosciente sempre stata, ora più che mai, ed è quel che mi fa svegliare ogni mattina intenzionata a far sì che sia un’ottima giornata. Se poi inizia con la porta scardinata a causa dell’irruenza materna, abbiate pietà se non sono immediatamente di buonumore.
E la psicologia clinica, per quanto esaltante, direi proprio che non mi fa bene. Nella stessa misura in cui "non mi fa bene" (ma è l’esatto contrario) un’Amica che sento poco e poco spesso ormai, ma legge fin troppo bene al di là delle righe: "Sai qual è il tuo problema? E’ che tu non vuoi essere felice!".
Non mi capita di dirlo spesso. Ma temo abbia assolutamente ragione.

Special needs

1 Ago
Il mio commento ad esternazioni di questo genere è sempre stato "che coglione, perché piangersi addosso così"?
Ma, nonostante i lunghi rapporti, le lunghe relazioni più o meno stabili, devo dirlo: io rimarrò sola, eccezion fatta per almeno due gatti (e assolutamente niente cani, quest’altra cosa perlomeno è chiara).
Non ce la posso fare. Probabilmente non ce la voglio fare, a farmi aiutare dagli altri, permettere loro di starmi vicino e di amarmi.
E’ assolutamente imbarazzante il modo in cui mi complico ulteriormente la mia già intricata vita.
Questo blog dovrebbe intitolarsi, ora come ora, Penelope alla tela, altroché.

Ho perso il gusto, non ha sapore
Quest’alito di angelo che mi lecca il cuore
Ma credo di camminare dritto sull’acqua e
Su quello che non c’è
Arriva l’alba o forse no
A volte ciò che sembra alba
Non è
Ma so che so camminare dritto sull’acqua e
Su quello che non c’è
Rivuoi la scelta, rivuoi il controllo
Rivoglio le mie ali nere, il mio mantello