Archivio | novembre, 2010

Safe in my own skin

24 Nov

Sono strana. C’è chi pensa ossessivamente ai propri problemi, io invece nei momenti di maggiore tensione non riesco a concentrarmi per nulla sull’evento disturbante, è come un rumore di sottofondo, un pensiero nascosto che per quanto mi affanni non riesco ad afferrare. E’ che non ci voglio pensare lucidamente, perché farlo significa affrontare l’ansia che si genera automaticamente dal mio bisogno costante e irrefrenabile di dover controllare tutto. Che mi è ovviamente negato in tali frangenti. Allora rimuovo, completamente, quel pensiero e tutto ciò che anche alla larga possa ricordarmelo. Ahimè, in questo caso è purtroppo compreso lo studio e i miei cari tomi e manuali. E non mi sento giustificata, o forse fino ad oggi anche sì, ma non posso dire di star male fisicamente. Non dopo aver visto che c’è chi sta ben peggio di me. E sicuramente, non sto male in una maniera che si possa vedere dall’esterno, perlomeno. Ma dentro mi sento lacerata, come un campo di battaglia abbandonato, ancora fumoso e denso di detriti e lamenti, di sangue, sudore, lacrime e superstiti e cadaveri. Così immagino il mio corpo, un santuario depredato e saccheggiato, già più volte, anche se fuori può continuare a mantenere il suo aspetto sacro e monumentale. Immagino la lotta che in questo momento e nei prossimi mesi avverrà senza esclusione di colpi, o almeno mi auguro, altrimenti dovrò dichiarare una nuova guerra al nemico e francamente non ne ho voglia. Ho voglia di avere 26 anni, stare bene, studiare le malattie solo sui miei libri e di provare ansia solo per le domande che il prof potrà farmi.

Credo sia dovuto a questo la curva a gomito che ha imboccato il mio modo di vivere, diventato estremamente più fisico a discapito delle mie pippe mentali infinite. Non che ora non me ne faccia, ma tanto poi alla fine mi butto lo stesso, e va benissimo così.

E poi, a proposito del fatto che non si veda all’esterno, voglio aprire una piccola polemica: non è mica una giustificazione per non starmi vicino. O è la malattia in sé che non si sa con quali parole e gesti affrontare? Non ci vuole niente di particolare: basta una chiacchiera, una risata, uno sfogo, null’altro di eccezionale. Invece posso dirmi delusa dai più. Ma poco importa, è stato un metodo di scrematura come gli altri.

Piuttosto, avrei avuto bisogno della mamma. Ebbene sì. Anziché fare la derelitta in sala d’aspetto, l’unica non accompagnata, sola con se stessa e un libro. Cavolo, la mamma è sempre la mamma! Pur se ansiogena e stressante. La vera forza non è ammettere le proprie debolezze? …così dicono!!

Comunque, sto bene. O meglio, mi sento bene, ché se sto bene lo scoprirò in via definitiva il 13 Marzo 2012.

Ma mi sento bene, e tanto mi basta per ora per vivere, al massimo, ogni giorno. Dopo l’isolamento, certo (…).

La descrizione di un attimo

12 Nov

Se me lo avessero detto qualche mese fa, non ci avrei creduto. Non nella cosa in sé, eh. Ma che quest’anno potesse portare qualcosa di buono. Nonostante la malattia, le delusioni, le prese di coscienza, nonostante tutto, ci sono stati anche diversi momenti belli che porterò sempre nel cuore. Una dolcissima primavera. La constatazione, più e più volte, che alcune persone passano, ma altre rimangono, sempre, solide come il granito e resistenti alle intemperie. Rimangono, anche se non te lo meriti poi tanto, e allora capisci che forse qualcosa di buono c’è in te.

Se n’è tanto discusso del prima, del come e del perché, e uno magari da me si aspetta chissà che, no?, nel senso, io scrivo, non so se bene -di sicuro criptico- ma scrivo per sfogarmi di ogni pensiero, leggo tantissimo, che siano libri o fumetti, seri o faceti, e quindi magari uno si crede “chissà che vita interiore ricca, chissà che idee, che fantasia!”. Bè sì, può essere abbastanza vero, ma la verità è che mi autocensuro, sia in maniera sottilmente apotropaica, sia perché sono affamata di vita e mai come quest’anno: voglio vivermi le cose, lasciare che succedano, non essere costretta da programmi o idee preconcette, voglio imprevisti, probabilità, sorprese! E sì, mi sto sorprendendo nel mandare all’aria i miei schemi comportamentali, nel drastico calo dei miei livelli di sicurezza e autostima e nella convinzione ineffabile che sì, è più che possibile la trasmissione limpida dei pensieri: è reale.

E quando non hai bisogno di parlare che fai? Vivi. Al massimo, come neanche nei sogni più rosei.

Un tram chiamato Sospiri e Guai

9 Nov

C’è una cosa che proprio non tollero: la stupidità, ed è ancora più odiosa e antipatica quando è travestita da furbizia. Il che si sa, la rende un ossimoro bello e buono.

Ora, io non è che sono convinta di essere una cima, tanto più negli ultimi mesi che stordita lo sono, ma non sono nemmeno tanto decerebrata da non capire certi andazzi. Che poi me ne lavi le mani, quella chiamasi pigrizia ed è un altro discorso. Se becchi il giorno giusto, cara la mia (pseudo)faina, può anche darsi che ti lasci fare i tuoi comodi, ché magari non ho voglia di parlare e spiegare e pensare e fare fatica di qualsivoglia tipo. Il problema sorge quando becchi un giorno come questo, dove mi sveglio già incazzata con il mondo porco bastardo, con le poste ladre, con le coinquiline che non hanno comprato caffè/zucchero/rotoloni, con il freddo fuori dal piumone, con il grigio di Bologna, con le medicine che devo prendere, insomma con tutto quanto mi circondi, vivente o meno. Ecco dicevo, in giorni come questo lasciate ogni speranza o voi che v’affacciate alla soglia della mia vita: io vi mangio. Ho una produzione di acidi gastrici incredibile in queste occasioni, potrei digerire anche un mammuth intero senza lasciarne un solo ossicino. In conclusione: non mi fate girare i coglioni ulteriormente. Ché qui in fronte “gioconda” ancora non me lo sono tatuato e non mi fregate tanto facilmente. E se lo fate, sappiate che poi non si torna indietro, ogni passo avanti è un passo nella dannazione dell’avermi come nemica sempiterna.

Oh sono fatta così, potrò avere anche io i miei difetti del cazzo da dodicenne mestruata o devo lasciarveli tutti a voi, non ho capito?!