Archivio | dicembre, 2010

You’re the reason I’m leaving

18 Dic

Vorrei dire tante cose pregnanti e le possiedo tutte, ma non riesco ad inquadrarle nelle giuste definizioni. Forse perché non è giusto inquadrarle, costringerle entro una forma rigida, devono essere libere di scorrere e trasformarsi. Infatti periodicamente cambio un po’ idee, ma mi rendo conto che quando sono più buonista è solo la parte di me nostalgica e attaccata alle radici a parlare. La verità più cruda è che ho l’orticaria al pensiero di scendere e stare a casa per ben 10 giorni. DIECI giorni. Sarà per questo che mi è venuta di nuovo la cistite?! Assolutamente sì. Non è cattiveria o ingratitudine o megalomania. Ma la vita che faccio mi rende profondamente e costantemente diversa da chi non l’ha mai fatta e mi avvicina e mi unisce a chi la fa. Punto. Prendiamo la serata di ieri e trasferiamola al sud: non si potrà mai replicare, neanche lontanamente. E non in senso dispregiativo, sarà semplicemente un’altra serata in toto. E non perché una serata a casa non possa essere piacevole e divertente (ma dipende, devo dirlo, dipende da molti fattori): ma perché spesso e volentieri mi sento un’estranea che parla in un’altra lingua sconosciuta.

Stessa situazione a casa: ho l’ansia di dover affrontare di nuovo i miei, di dover di nuovo difendere la mia passione, di doverla di nuovo giustificare, come fosse un crimine o un tradimento. Io voglio fare psichiatria. E anche se ho mille dubbi, mille interrogativi sul futuro, sul percorso da seguire, mille preoccupazioni sul fatto che potrei non essere così brava, potrebbe non essere la mia strada, io credo di meritarmi come minimo fiducia e supporto morale. Ogni volta invece lottare, discutere, imporsi strenuamente… è sfibrante.

Perciò no, non mi sento ingrata o cosa, se sento e penso e vivo Bologna come casa mia. Come un luogo dove posso essere me stessa al 100%. Certo, mica tutti mi capiscono o tutti mi sono amici, ma c’è una differenza sostanziale: tutti, chi più chi meno, siamo qui per un obiettivo preciso o quasi, con le idee chiare o nebulose, concentrati o in crisi ma su eventi e fattori fondamentali della nostra vita, che siano lo studio o il lavoro. Non c’è spazio per drammi esistenziali auto/eteroprodotti. Non c’è spazio per giocare, se non lo si è meritato faticosamente. E non c’è spazio per complotti, tant’è che gli effetti disastrosi su chi ci prova poi sono ben visibili.

E la cosa più bella è che Bologna è la mia casa, ma non mi mette le catene e io sarò libera, un giorno, di lasciarla per continuare altrove, senza zavorre.

Don’t shoot me Santa

8 Dic

E’ che io il Natale fondamentalmente lo odio. Come il mio compleanno. Come qualunque festività in cui ci si aspetta che gli altri siano buoni e lodevoli e altruisti e ci si propone nella stessa identica maniera, e poi alla fine dei giochi si raccoglie tanta delusione quanto il mucchietto di cenere che si accumula nel camino il 7 di gennaio.
Perché per quanto io sia cinica, un po’ ci voglio sperare che le persone cambino, o che almeno si trattengano in quel periodo lì, ma porca miseria sono soli pochi giorni!
Invece no, invece no, va sempre a finire nel peggiore dei modi: sbattendo il muso contro l’amara verità: chi nasce tondo non può morire quadrato. E le seconde possibilità sono la bugia, l’errore, la fregatura più grossa che esista sulla faccia della terra.
Poi vabè, è chiaro anche che il periodo natalizio, per chi sa i particolari, per me è latore di cattive, cattivissime notizie, e non può non ricordarmi tappa per tappa ogni sacrosanto anno l’ansia, l’angoscia, il dolore, la rabbia di cui ormai è indissolubilmente intriso.
Trovandoci un lato positivo, ché se ci si sforza lo si può trovare quasi sempre, è che fornisce sempre imprevedibili ma provvidenziali epifanie. Non che ce ne fosse bisogno, in alcuni casi, dove le mie decisioni sono state prese da tempo per un determinato motivo. Però sai, è sempre bene ricordarlo per tempo, prima di lasciarsi andare alla pseudogenerosità festiva.
Se posso fare un prebilancio prefine anno, posso sicuramente dire che se c’è una cosa che mi ha insegnato questo anno di meeeeerda, è che i problemi, i drammi, le tragedie VERE della vita ti cascano tra capo e collo quando meno te lo aspetti, e allora non è proprio il caso di sprecare energie per complicarsi la vita da sè cercandosi problemi, drammi e tragedie. E se proprio lo vuoi fare… bè non coinvolgere gli altri, idiota!
Secondo insegnamento: voler bene, fatto per bene cioè nella misura e nei modi adeguati, richiede tempo e troppi amici significa nessun amico. Indi per cui la scelta è fondamentale, dev’essere ponderata ma crudele.
Con questa mi collego all’ultimo fondamentale punto: do ut des. Ciascuno viene trattato come merita, né più né meno. E se c’è qualcuno che merita privilegi, condoni, perdono, seconde possibilità, quella sono io. E basta.

Detto ciò, tanti cari auguri a tutti e quattro i gatti che mi leggono.  Però sappiate che quanto detto è anche per voi. Soprattutto per voi.