Don’t shoot me Santa

8 Dic

E’ che io il Natale fondamentalmente lo odio. Come il mio compleanno. Come qualunque festività in cui ci si aspetta che gli altri siano buoni e lodevoli e altruisti e ci si propone nella stessa identica maniera, e poi alla fine dei giochi si raccoglie tanta delusione quanto il mucchietto di cenere che si accumula nel camino il 7 di gennaio.
Perché per quanto io sia cinica, un po’ ci voglio sperare che le persone cambino, o che almeno si trattengano in quel periodo lì, ma porca miseria sono soli pochi giorni!
Invece no, invece no, va sempre a finire nel peggiore dei modi: sbattendo il muso contro l’amara verità: chi nasce tondo non può morire quadrato. E le seconde possibilità sono la bugia, l’errore, la fregatura più grossa che esista sulla faccia della terra.
Poi vabè, è chiaro anche che il periodo natalizio, per chi sa i particolari, per me è latore di cattive, cattivissime notizie, e non può non ricordarmi tappa per tappa ogni sacrosanto anno l’ansia, l’angoscia, il dolore, la rabbia di cui ormai è indissolubilmente intriso.
Trovandoci un lato positivo, ché se ci si sforza lo si può trovare quasi sempre, è che fornisce sempre imprevedibili ma provvidenziali epifanie. Non che ce ne fosse bisogno, in alcuni casi, dove le mie decisioni sono state prese da tempo per un determinato motivo. Però sai, è sempre bene ricordarlo per tempo, prima di lasciarsi andare alla pseudogenerosità festiva.
Se posso fare un prebilancio prefine anno, posso sicuramente dire che se c’è una cosa che mi ha insegnato questo anno di meeeeerda, è che i problemi, i drammi, le tragedie VERE della vita ti cascano tra capo e collo quando meno te lo aspetti, e allora non è proprio il caso di sprecare energie per complicarsi la vita da sè cercandosi problemi, drammi e tragedie. E se proprio lo vuoi fare… bè non coinvolgere gli altri, idiota!
Secondo insegnamento: voler bene, fatto per bene cioè nella misura e nei modi adeguati, richiede tempo e troppi amici significa nessun amico. Indi per cui la scelta è fondamentale, dev’essere ponderata ma crudele.
Con questa mi collego all’ultimo fondamentale punto: do ut des. Ciascuno viene trattato come merita, né più né meno. E se c’è qualcuno che merita privilegi, condoni, perdono, seconde possibilità, quella sono io. E basta.

Detto ciò, tanti cari auguri a tutti e quattro i gatti che mi leggono.  Però sappiate che quanto detto è anche per voi. Soprattutto per voi.

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