You’re the reason I’m leaving

18 Dic

Vorrei dire tante cose pregnanti e le possiedo tutte, ma non riesco ad inquadrarle nelle giuste definizioni. Forse perché non è giusto inquadrarle, costringerle entro una forma rigida, devono essere libere di scorrere e trasformarsi. Infatti periodicamente cambio un po’ idee, ma mi rendo conto che quando sono più buonista è solo la parte di me nostalgica e attaccata alle radici a parlare. La verità più cruda è che ho l’orticaria al pensiero di scendere e stare a casa per ben 10 giorni. DIECI giorni. Sarà per questo che mi è venuta di nuovo la cistite?! Assolutamente sì. Non è cattiveria o ingratitudine o megalomania. Ma la vita che faccio mi rende profondamente e costantemente diversa da chi non l’ha mai fatta e mi avvicina e mi unisce a chi la fa. Punto. Prendiamo la serata di ieri e trasferiamola al sud: non si potrà mai replicare, neanche lontanamente. E non in senso dispregiativo, sarà semplicemente un’altra serata in toto. E non perché una serata a casa non possa essere piacevole e divertente (ma dipende, devo dirlo, dipende da molti fattori): ma perché spesso e volentieri mi sento un’estranea che parla in un’altra lingua sconosciuta.

Stessa situazione a casa: ho l’ansia di dover affrontare di nuovo i miei, di dover di nuovo difendere la mia passione, di doverla di nuovo giustificare, come fosse un crimine o un tradimento. Io voglio fare psichiatria. E anche se ho mille dubbi, mille interrogativi sul futuro, sul percorso da seguire, mille preoccupazioni sul fatto che potrei non essere così brava, potrebbe non essere la mia strada, io credo di meritarmi come minimo fiducia e supporto morale. Ogni volta invece lottare, discutere, imporsi strenuamente… è sfibrante.

Perciò no, non mi sento ingrata o cosa, se sento e penso e vivo Bologna come casa mia. Come un luogo dove posso essere me stessa al 100%. Certo, mica tutti mi capiscono o tutti mi sono amici, ma c’è una differenza sostanziale: tutti, chi più chi meno, siamo qui per un obiettivo preciso o quasi, con le idee chiare o nebulose, concentrati o in crisi ma su eventi e fattori fondamentali della nostra vita, che siano lo studio o il lavoro. Non c’è spazio per drammi esistenziali auto/eteroprodotti. Non c’è spazio per giocare, se non lo si è meritato faticosamente. E non c’è spazio per complotti, tant’è che gli effetti disastrosi su chi ci prova poi sono ben visibili.

E la cosa più bella è che Bologna è la mia casa, ma non mi mette le catene e io sarò libera, un giorno, di lasciarla per continuare altrove, senza zavorre.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: