Archivio | giugno, 2011

Ritorno alla vita

30 Giu

Un anno è passato. Ne passeranno altri, molti altri se Dio vuole, o comunque per farla breve non sarà certo “lui” ad uccidermi.
Tra poco meno di 2 settimane saprò con certezza se quelle celluline polimorfe figlie di puttana che giocano ad associarsi e mimare un follicolo sono ancora vive, da qualche parte nel mio organismo, o se per caso ne han avuto abbastanza di essere sparaflashate di radiazioni. Io francamente sì, per quanto sia andata tutto sommato sottovoce la cosa, perciò mi auguro che anche loro, così la facciamo finita e bona.
L’anno scorso di questi tempi ero in stallo completo, totalmente alla deriva, senza appigli, senza niente che mi facesse stare davvero bene per più di pochi minuti e niente che mi facesse incazzare altrettanto per davvero. Tutto mi scivolava addosso.
Non voglio fare la moralista e dire che bisogna lottare e crederci e andare avanti: ho dovuto piangere molto, dentro, in solitudine, prima di consumare tutta la scorta e decidere che era finalmente ora di rimboccarsi le maniche e darsi da fare.
Perciò ecco: piangete, disperatevi, urlate contro il mondo porco bastardo, siate cattivi, prendete egoisticamente tutto quanto in quel momento sembrate volere. Vivetevelo dentro questo psicodramma con un unico attore, o anche fuori se qualcuno si presta (ma sappiate che nessuno vi potrà mai capire fino in fondo: più che altro accadrà che qualcuno subirà passivamente ciò che ne deriva), dipende da voi.
Ma sappiate che risalirete la china solo quando deciderete voi che è giunto il momento. Non aspettatevi deus ex-machina o che.
Incominciate la salita. E’ dura, pesante, si suda, si cade, ci si rimette in piedi, e via di nuovo. Ma la soddisfazione che proverete quando guardarete il panorama da lassù, mai l’avrete provata in tutta la vostra vita. E vi servirà da lezione, per sempre.
Anche per fare i saccentoni con gli altri.

“La relazione con la morte è una cosa che capita a un certo punto, nella vita. Ne ho parlato con amici e tutti hanno avuto un eye to eye catartico, con la morte. A me successe 8 anni fa. Un giorno ti senti immortale come un bambino e poi succede una cosa una paura un colpo e all’istante ti batte il cuore all’impazzata e lo senti: senti che è vero, che basterebbe un nanosecondo e tu potresti sparire, essere corpo morto. E ti dici no, non voglio adesso che è tutto così bello, tutto così perfetto. Non voglio. La consapevolezza della morte, in un certo senso, ti riporta in vita.”

Rolling Stones

21 Giu

Mi rendo conto che parlare con le persone e di cose spinose, non è niente affatto semplice. Sta parlando una che si prepara spesso e volentieri i discorsi (per poi dire tutt’altro) e che si fa venire una tachicardia che in confronto un infarto è niente.
Però porca puttana! Lo capirete prima o poi che la bocca non è fatta solo per farle prendere aria in occasione di lamentele, insulti, stupidaggini di poco conto? Lo capirete che quando si ha un problema bisogna PARLARE? E per tempo, non dopo 7 mesi o 5 anni, altrimenti vi stupite tanto che il diretto interessato vi dica “Ma ti sei bevuto il cervello? Cosa ti ci posso fare adesso per una cosa talmente arcaica?” perché magari lui sì che se l’è messa via e non si ricorda nulla, e non voi, che ci avete rimuginato su producendo quantità immani di bile. E poi: non ci sono mica sempre gli altri a pararvi il culo, in un modo o nell’altro.
Io per esempio, francamente sono arcistufa di perdere il mio tempo con questo genere di persone e con i suoi problemi immaginari, che quando non sono tali, sono di una banalità e di una risolubilità ridicola!
Non so, alla fine probabilmente (come sempre va a finire) passerò per la stronza insensibile futura psichiatra fallita; e invece no. Invece no.
Perché io darei il culo, sissignore, il culo, per una persona in difficoltà che mi mostri davvero la volontà di cambiare sé e le cose, di voltare pagina, di far di tutto perché ciò possa avvenire.
Ma delle persone che ciarlano ciarlano ciarlano, e poi si lamentano, e poi piangono e poi di nuovo cascano nei soliti tristi e noiosi e stupidi circoli viziosi… bè, non ne posso più. Non vi lancio più alcun appiglio. Non ho alcun bisogno di zavorre inutili durante la mia risalita.