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Map of the Problematique

5 Set

Settembre come sempre giunse col suo carico di malinconoia, amplificata da un’estate noiosa e irritante come poche.
Stavolta però reagisco bene, meglio.
Ho una nuova consapevolezza: posso fare una scelta.
Potrei arrendermi – ancora – al mio essere, in fondo, irresistibilmente buona e perdonare tutto, le telefonate lunghe km colme di inezie, le chat inspiegabilmente vuote ma lasciate lì a memento di chissà cosa, le faide familiari, gli appelli ad cazzum… Oppure potrei entrare nel mood FOTTESEGA. Ed è quel che farò.
Cortesia a piccole dosi, con chi la merita, senza più mandare quel messaggio perché devo, chiamare Tizio perché se no sta male, uscire con Caio perché se no se la prende. F O T T E S E G A. Perché se vai ad analizzare, Tizio, Caio e tutta la loro compagnia se ne fregano di indagare come sto io, se ho da fare, se ho tempo da perdere con le loro emerite cazzate. E prima di arrivare a sbroccare e a urlargli in faccia che le loro sì, sono autentiche cazzate, direi che è il caso di disattivare il mode Empatia ed entrare in quello Egoismo. Sano, sanissimo, eccitante e liberatorio. Ooooh.

Se il sole muore…

17 Feb

L’orgoglio è sempre stato il mio peggior nemico.
Spesso mi sono convinta di aver ingoiato rospi e essermi rimboccata maniche solo perché sono forte e sono ganza e io faccio tutto da sola. Certo. Anche, forse.
Ma ammettiamolo. La maggior parte delle volte è che non ho le palle di dire “Ok, ho fatto una vaccata, sono sprofondata nella melma fino al collo, ho bisogno di una mano per tirarmi su” e continuo a nuotarci, nella melma. Tutto pur di non ammettere errori di calcolo (che quelli mi fregano sempre, vedi i giorni che servono per preparare gli esami… me ne manca sempre 1. O 3, più probabile).
Comunque. Sono ancora convinta di star guadagnando tempo per poi spiccare il volo. Per me lo sto perdendo, e forse sto perdendo cose e persone che potrebbero essere più valevoli di quanto io abbia stimato.
Sarebbe bello essere più simile all’Oriana, quella donna forte e indipendente che era. Invece mi (ri)scopro pavida e cinica, e non mi piace, vorrei vivere con più leggerezza e meno acrimonia, con meno calcoli e più fiducia, ché magari mi prendo qualche mazzata ma almeno in buonafede.

Puoi chiamarlo nuotare, se ti spaventa

1 Giu

Devo semplicemente imparare a galleggiare. Tutto qui.
Ci saranno altre tempeste e altre mareggiate e venti e uragani e tifoni e insomma, lì per lì si vedrà che fare (ah, che bella la mia filosofia di vita! Che bello come cozza con il mio carattere ossessivo-compulsivo!). Da qualche parte mi aggrapperò fin quando non sarà finita.
Tuttavia mai e dico mai, che questo mi sia ben chiaro, ci sarà calma piatta.
Non è nella mia indole e mai lo sarà. Purtroppo. E qualche volta per fortuna.

It comes with a price

22 Mar

A volte mi sfiora il cervello l’idea che sono io a lasciar andare le cose, le persone troppo facilmente.
Vedo gente terrorizzata dai cambiamenti, gente che non si rassegna, gente che dimentica persino l’orgoglio e la dignità. Forse che io ne ho fin troppo, di orgoglio? Forse che per me ad un certo punto diventa più importante potermi guardare allo specchio (e indietro) e potermi dire “Pazienza, in quel momento era giusto andasse così”, piuttosto che rimanere con 4 cocci in mano e provare e riprovare tutte le combinazioni possibili per riassemblarli? E’ indice di forza, rimettersi in piedi e andare avanti lasciandosi tutto alle spalle, oppure di debolezza?
Io questo non lo so, o meglio non posso parlare per altri, c’è chi dirà che l’amicizia e l’amore sono tutto e l’orgoglio è un errore, c’è chi dirà che gli altri si fottano e ciascuno di noi vien prima degli altri… Io credo di pormi nel mezzo.
Non sono indifferente, non sono insensibile. Anzi. Finché ce n’è, credo di dare molto alle persone.
E ne faccio di cazzate per carità, e ciò che mi salva dall’esaurimento nervoso è una generosissima dose di incoscienza che mi dice “non ci pensare, vai avanti”.
Ecco, ad un certo punto, non so bene come né perché, è questa parte di me a prendere le redini. Spegne i bottoni scomodi e dice proprio così, “non ci pensare, vai avanti” e francamente a quel punto poco importa di chi rimane indietro.
Perché una cosa è certa: se mi interessa averti al mio fianco, mi sarò girata ben più d’una volta a dirti “Accellera, ti sto perdendo”. Ma se non riesci a stare al mio passo, io prima o poi diventerò un puntino sempre più piccolo all’orizzonte. E non tornerò indietro a vedere che fine hai fatto. Perché se tu ci avessi tenuto, non ti sarebbero stati necessari tutti questi avvertimenti.
Dite che così mi pulisco la coscienza e basta?
Non so, e del resto conta solo che sia pulita.

Ritorno alla vita

30 Giu

Un anno è passato. Ne passeranno altri, molti altri se Dio vuole, o comunque per farla breve non sarà certo “lui” ad uccidermi.
Tra poco meno di 2 settimane saprò con certezza se quelle celluline polimorfe figlie di puttana che giocano ad associarsi e mimare un follicolo sono ancora vive, da qualche parte nel mio organismo, o se per caso ne han avuto abbastanza di essere sparaflashate di radiazioni. Io francamente sì, per quanto sia andata tutto sommato sottovoce la cosa, perciò mi auguro che anche loro, così la facciamo finita e bona.
L’anno scorso di questi tempi ero in stallo completo, totalmente alla deriva, senza appigli, senza niente che mi facesse stare davvero bene per più di pochi minuti e niente che mi facesse incazzare altrettanto per davvero. Tutto mi scivolava addosso.
Non voglio fare la moralista e dire che bisogna lottare e crederci e andare avanti: ho dovuto piangere molto, dentro, in solitudine, prima di consumare tutta la scorta e decidere che era finalmente ora di rimboccarsi le maniche e darsi da fare.
Perciò ecco: piangete, disperatevi, urlate contro il mondo porco bastardo, siate cattivi, prendete egoisticamente tutto quanto in quel momento sembrate volere. Vivetevelo dentro questo psicodramma con un unico attore, o anche fuori se qualcuno si presta (ma sappiate che nessuno vi potrà mai capire fino in fondo: più che altro accadrà che qualcuno subirà passivamente ciò che ne deriva), dipende da voi.
Ma sappiate che risalirete la china solo quando deciderete voi che è giunto il momento. Non aspettatevi deus ex-machina o che.
Incominciate la salita. E’ dura, pesante, si suda, si cade, ci si rimette in piedi, e via di nuovo. Ma la soddisfazione che proverete quando guardarete il panorama da lassù, mai l’avrete provata in tutta la vostra vita. E vi servirà da lezione, per sempre.
Anche per fare i saccentoni con gli altri.

“La relazione con la morte è una cosa che capita a un certo punto, nella vita. Ne ho parlato con amici e tutti hanno avuto un eye to eye catartico, con la morte. A me successe 8 anni fa. Un giorno ti senti immortale come un bambino e poi succede una cosa una paura un colpo e all’istante ti batte il cuore all’impazzata e lo senti: senti che è vero, che basterebbe un nanosecondo e tu potresti sparire, essere corpo morto. E ti dici no, non voglio adesso che è tutto così bello, tutto così perfetto. Non voglio. La consapevolezza della morte, in un certo senso, ti riporta in vita.”

I piccoli piaceri della vita

7 Mar

Posso dirlo? Sì, lo dico.

E’ tremendamente godurioso far sì che gli altri ti sottovalutino in modo da poter esser sempre un passo davanti a loro. Perché tanto non se l’aspettano mica. E poi aspettarli al varco e coglierli in fallo.

Direzioni diverse

21 Gen

Sapete di cosa sono davvero satura? Dell’incoerenza.

Chiariamoci: siamo tutti incoerenti, prima o poi. La natura umana è tale per cui si dicono e fanno cose che si sentono e si pensano e si provano davvero, ma presto o tardi ciò che ci aveva spinti a compiere quel passo, si modifica e anche noi ci modifichiamo, ci aggiustiamo e cambiamo.

E-mozione, muoversi verso. E’ insito nel significato stesso della parola la pulsione al movimento, all’azione.  E tutti noi sappiamo bene quanto siano fragili e irrisorie e cangianti le emozioni!

Quindi, ricapitolando, io, te, voi, tutti noi siamo incoerenti. Per quel che ci riguarda, no problem: ognuno ha il diritto di cambiare idea su ciò che concerne sé! Il problema invece per me nasce quando coinvolgiamo gli altri, attivamente, li prendiamo al laccio e li tiriamo giù nel vortice con noi. Perché non possiamo pretendere che gli altri abbiamo il nostro stesso stomaco possente e gradiscano fare su e giù di continuo per le montagne russe. Bisogna un attimino sforzarsi di vedere anche il punto di vista dell’altro, non cercare a tutti i costi un compagno per il sedile della giostra solo perché non si vuole andare da soli. E soprattutto, se quella persona ci ha accontentato una o più volte, bè, non bisogna fare gli stronzi e poi dimenticarsene quando è lei che ci chiede di entrare nell’antro degli orrori e noi ci caghiamo sotto… è chiaro?!

Ecco, tutto qui.

Mi limito a constatare e, come mio solito, ad agire di conseguenza. Sì, anche in maniera un po’ stronza e vendicatica e scorpionesca. Anche se è un periodo di grazia e sono troppo soddisfatta (nonché stremata fisicamente) della mia vita per incazzarmi seriamente. Ah ma io conservo tutti i tagliandi delle giostre, che ci volete fare.