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Rolling Stones

21 Giu

Mi rendo conto che parlare con le persone e di cose spinose, non è niente affatto semplice. Sta parlando una che si prepara spesso e volentieri i discorsi (per poi dire tutt’altro) e che si fa venire una tachicardia che in confronto un infarto è niente.
Però porca puttana! Lo capirete prima o poi che la bocca non è fatta solo per farle prendere aria in occasione di lamentele, insulti, stupidaggini di poco conto? Lo capirete che quando si ha un problema bisogna PARLARE? E per tempo, non dopo 7 mesi o 5 anni, altrimenti vi stupite tanto che il diretto interessato vi dica “Ma ti sei bevuto il cervello? Cosa ti ci posso fare adesso per una cosa talmente arcaica?” perché magari lui sì che se l’è messa via e non si ricorda nulla, e non voi, che ci avete rimuginato su producendo quantità immani di bile. E poi: non ci sono mica sempre gli altri a pararvi il culo, in un modo o nell’altro.
Io per esempio, francamente sono arcistufa di perdere il mio tempo con questo genere di persone e con i suoi problemi immaginari, che quando non sono tali, sono di una banalità e di una risolubilità ridicola!
Non so, alla fine probabilmente (come sempre va a finire) passerò per la stronza insensibile futura psichiatra fallita; e invece no. Invece no.
Perché io darei il culo, sissignore, il culo, per una persona in difficoltà che mi mostri davvero la volontà di cambiare sé e le cose, di voltare pagina, di far di tutto perché ciò possa avvenire.
Ma delle persone che ciarlano ciarlano ciarlano, e poi si lamentano, e poi piangono e poi di nuovo cascano nei soliti tristi e noiosi e stupidi circoli viziosi… bè, non ne posso più. Non vi lancio più alcun appiglio. Non ho alcun bisogno di zavorre inutili durante la mia risalita.

Aerials, in the sky

15 Mar

Non mi piace l’arrivo della primavera. Non la primavera di per sé, no, la adoro, il primo timido sole sulla pelle (e dio sa quanto ne ho bisogno!), i primi vestiti leggeri, il raffreddore immancabile, sfoderare nuovamente gli occhialoni glam, le passeggiate, il verde e i colori della natura… no no, a me piace la primavera. E’ il suo sentore che odio. Perché mi mette ansia. Perché il tempo passa e ieri nevicava e oggi è primavera e domani siamo (siete) già tutti al mare! NO! Porca miseria!!!

Non era colpa delle mie ghiandole malfunzionanti, è la primavera che bussa alla porte e mi disturba il sonno, mi rende impossibile addormentarmi ad un orario decente e mi riempie la testa e gli occhi di sogni stracolmi di tutto ciò che devo fare il giorno dopo. A-N-S-I-A.

E in più, non mi piacciono molte cose, molte persone intorno a me. Ho una certa vena di insoddisfazione che mi rende più nevrotica del solito e pronta a scattare per un nonnulla. Insomma, tira proprio una brutta aria.

Aria di tempesta, aria di cambiamenti.

Ho fame d’amore, e ti desidero

5 Mar

“Mi sembra sempre meno interessante questo continuo distogliere altrove lo sguardo e poi vivere per non morire”

Devo dire che mi sento triste. Alquanto lieta e piena di vita e di speranza per me medesima e triste, immensamente triste per la maggior parte delle persone che mi circondano.

Persone che si fanno progetti improrogabili, del tipo “entro i 30 anni devo fare il primo figlio, i 35 il secondo, entro i 28 devo convivere” e via dicendo. E lo sta dicendo una ossessivo-compulsiva maniaca dell’ordine che ripone vestiti, pantaloni, persino calzini e mutande secondo la gradazione del colore, che se i cuscini sul letto non hanno una precisa collocazione va giù di testa, che tutto in camera sua è disposto in un certo modo e se lo sposti di un micron se ne rende conto. E poi son cazzi. Ecco, sì, per le cose materiali son fatta (patologicamente) così, è il mio modo di calmare l’ansia e credere di tenere fuori dalla porta l’entropia dell’universo. Ma persino io so che nella vita, quella fatta di relazioni con altre persone, non serve a niente un’agenda o un calendario, non puoi programmare un bel niente. Cosa vuol dire “faccio un figlio entro i 30 anni”? Ma cosa ne sai dove sei a 30 anni, se hai un lavoro che te lo consente, se ne sei davvero pronto e, soprattutto, se hai un compagno adeguato?? Ché mica fare un figlio è uguale a prendersi un gatto (tranne che per la sottoscritta, credo)! Non so, sono discorsi che francamente non comprendo, o meglio, trovo alquanto superficiali e stupidi, ma comprendo molto bene la motivazione, il senso che spinge a darsi questi paletti.

Altra categoria, persone che versano in una condizione spiacevole, poco gradevole o soddisfacente, che insomma non ci stanno bene, e loro che fanno? Ci rimangono! Sperando in qualche deus ex machina, una congiunzione astrale o chissà che, o forse non sperando e basta, perché ormai sono talmente avvezzi alla situazione che non sanno più cosa significhi la parola speranza. Dio mio, li prenderei a schiaffi fino a farli rinvenire e tornare nella realtà. C’è sempre un margine di azione, attenzione, non dico di miglioramento ma di cambiamento… porca miseria, svegliatevi e datevi ‘na mossa!!! Questi qui mi sono particolarmente odiosi perché non tollero le lamentele fin a se stesse e/o l’annegarci quasi di proposito pur di avere la scusa di fare i propri comodi. Bah.

La mia personalissima soluzione è quella di vivere e lasciarsi andare. Capire e capirsi. Cosa e chi si vuole davvero, poi tutto il resto vien da sé. Se vengono soddisfatti questi “pochi e miserrimi” punti (che miserrimi proprio non sono), non c’è nient’altro che serve. Non servono belle case, tanti soldi, grandi viaggi. Se ci sono bene, micachenò, ma se ci sono solo quelli… non è che una facciata smaltata d’oro.

Due cuori e una capanna? Sì, io adesso ci credo. Adesso credo in molte cose che davvero, non avrei mai detto. E’ bello non avere (sempre) le risposte in tasca e lasciar fare al disordine cosmico.

E’ colpa mia

22 Gen

Ah niente, a quanto pare la mia vita non può e non vuole essere normale e equilibrata e uguale a quella di tutti gli altri. Ci sono cose che mi sono evidentemente negate. Forse perché io non sono normale, e quindi la mia convinzione di trattare le persone con i guanti e di essere sempre schietta e pacata e comprensiva si schianta contro il muro che incontro spesso e volentieri.

Siamo tutti diversi. Nel modo di comunicare, di recepire, di metabolizzare, di sentire emotivamente. E il fraintendimento è sempre dietro l’angolo. D’altronde farò un lavoro e per prepararmi a questo seguo una montagna di corsi la cui base è proprio questa. Come fare lo sgambetto all’incomprensione, visto che evitarla non si può.

Bè, con i cosiddetti “matti” funziona. E’ con i “sani” che non c’è verso di far funzionare le cose. Sarà che da quando son lì in reparto sopporto ancora meno le ipocrisie e le falsità e le disfunzioni, ma è così: sto diventando intollerante alle persone. Un tempo pensavo che questo mi avrebbe precluso da quell’ambiente, questa mia incapacità di piegarmi alle debolezze umane mi rendeva poco idonea a fare un certo tipo di lavoro assistenziale tanto più di quel tipo. Ma ora so, so e lo sento dentro, in ogni mia cellula e fibra, che io sono e sarò perfetta. Perché quel tipo di debolezze lì, quelle vere, quelle fisiche e mentali, quelle… io le amo. Le comprendo, le accetto, le accolgo e darò tutta me stessa perché questa missione diventi anche una professione.

Tutt’altro dicasi delle restanti disfunzioni dei “sani”.

Sinceramente, non so se questo mi porterà a un disturbo di personalità schizotipico, o anche in maniera meno strutturata e più “semplice”, a rimanere più o meno sola, ma non mi importa. Se guardo avanti a me, vedo solo il mio sogno, tutti gli sforzi che devo fare perché si avvicini sempre più, le pochissime persone che contano e che sono incrollabili accanto a me, e tutto il resto è sfocato e informe sullo sfondo. Sarò rigida, intransigente, inflessibile a giudizio degli altri; e sì, lo sono, nella misura in cui ho dei valori, delle convinzioni, delle concezioni di come deve andare il mondo e devono andare i rapporti, di ciò che io do e di ciò che pretendo che sono solo MIEI e in quanto tali potranno anche essere sbagliati, ma assolutamente veri e inconfutabili. Io agisco e agirò sempre in base ad essi, poco importa se sfoltiranno le fila attorno a me, finché potrò camminare a testa alta e guardarmi dritta negli occhi allo specchio.

The Resistance

19 Ott

Temo di essere la persona più antitecnologica che ci sia sulla faccia della Terra. Anzi no, in tutto l’universo conosciuto, ché se gli alieni esistono e vagolano tra le stelle di certo hanno minimo quelle dodici lauree in ingegneria aerospaziale-informatica-meccanica-cazzi&mazzi vari. Detto ciò, il prossimo che mi regala qualcosa di più complicato di un tostapane, che sia un fidanzato, un padre, un amico o anche la cugina adorata… bè, si becca un bel calcione nel didietro! Perché poi sono soldi sprecati! Perché non so far funzionare una mazza e mi si attorcigliano i nervi nel tentativo di fare qualcosa e vi tiro dei gran nomacci e quindi non ci guadagna niente nessuno, insomma. Se proprio dovete -ma proprio dovete eh- farmi un regalo, buttatevi su qualcosa di femminile, rosa, inutile, sciocco e melenso che tanto non sarà mai tanto astruso da usare. O un libro, e siamo a posto, ne sarei felicissima, giuro!

Detto ciò, non sono invece molto contenta di questo salto su wordpress, perché è tutto in inglese e io non sono ‘sta gran cima checché se ne pensi, e soprattutto è tutto diverso dalla consuetudine e si sa, io malsopporto le cose nuove. A meno che non siano cose nuove che rasentino la perfezione, lì persino io faccio fatica a trovare la più piccola piega cui aggrapparmi e sgualcire tutto.

Difatti, sono molto seccata. E non solo perché non riesco a comprare un programmino su internèt che salvi dalla schizofrenia il mio stramaledetto cellulare con 2 lauree e 4 neuroni. Sono seccata perché non sono una persona buona e non mi interessa esserlo, però vorrei anche non essere una grandissima idiota che riesce a complicare tutto. Datemi due cm di filo, vedrete come li arrotolo e li annodo per bene. Non è che io voglia immolarmi, sacrificarmi o altro: è solo che faccio casini e poi devo sbrogliarli. Ho proprio un talento naturale e ci provo -evidentemente- un gran gusto.

Ma per l’anno nuovo ho intenzione di liberarmi di tutte le mie catene, carretti e paraocchi compresi:

“Voi sarete liberi in verità non quando i vostri giorni saranno senza affanni e le vostre notti senza un bisogno o un dolore, ma piuttosto quando queste cose vi cingeranno la vita e ciononostante vi eleverete al di sopra di esse nudi e sciolti”.

Così dicono. Vedreeemo.

Up regulation

1 Ott
Adesso che le possiedo, molto più di ieri mattina, potrei usare parole piuttosto complicate.
Potrei dire che il mio conflitto intrapsichico incoscio risale alla fase orale, che ci son rimasta fissa lì, come appiccicata; che sono pseudoalessitimica e delego al mio corpo la mansione di comunicare i miei sentimenti, che siano amore rabbia o delusione. Che da un certo punto di vista sono bordeline, ricerco e creo relazioni sociali e affettive marcate dalla polarizzazione idealizzazione/svalutazione, ma proprio questo scontrandosi con i tratti ossessivo-compulsivi che mi rendono esigente, inflessibile, rigida, parsimoniosa del mio tempo e del mio spazio, produce un cocktail esplosivo.
Potrei dire tutto ciò e basta, tirarmela un po’ e fare l’enigmatica dico-nondico.
Invece no, posso riassumere tutto in tre parole molto trasparenti: sono diventata egocentrica. E con egocentrica non intendo che voglio stare al centro dell’attenzione, no, è esattamente il contrario, non me ne frega un cazzo di ciò che mi circonda. Io sono il centro del mio universo, tutto ciò che faccio – e che farò d’ora in poi, soprattutto – è in mia funzione.
Ho perso troppo tempo in passato a inseguire chimere, speranze, sogni che oltre a rivelarsi sempre vani mi han lasciato un amaro in bocca che non va via con niente, posso innaffiare le papille di tutto quel che mi pare ma non si può spazzare via fisicamente la sporcizia che è in testa.
Ho solo un obiettivo dritto davanti a me, non l’ho mai visto così chiaramente, così splendente e luminoso. Per questo eliminerò ogni ostacolo si frapponga tra me e lui.
Ah, e un’altra cosa: io ho sempre ragione. Prima sarò anche stata una stupida idealista, ma una cosa è certa: quando inquadro le persone, non mi sbaglio. Mai.

Scars & Souvenirs

30 Ago
La mia estate finisce qui… finalmente!
Era tanto che non trascorrevo a casa o comunque in stretto contatto parentale tutto questo tempo, altrettanto troppo tempo che non ero così soggetta a convenzioni, logiche e regole arcaiche e assurde, mio malgrado invischiata in faccende oscure e quel che è peggio insensate e stupide, e di conseguenza, mai sentita così stressata, nervosa e suscettibile.
Puglia mia, sei una bella, libertina e voluttuosa compagna di avventure – e mai quanto quest’anno ti ho bevuta fino all’ultima goccia – ma non puoi essere la mia compagna di vita: agogno, desidero, adoro la mia Bologna, terra di fuoco e di nebbia, pilastro incrollabile e boccata d’aria fresca.
Ti ho salutata così, dormendo sulla tua sabbia finissima e giocando coi cavalloni, tra confessioni etiliche laceranti e prese di coscienza chiarissime, ma a cui manca ancora solo il nome. Lì, dove tutto è ricominciato. O iniziato?
Non lo so di preciso, e più di tanto non m’interessa; piuttosto, la mia attenzione è rivolta a ciò che inizia adesso: settembre, autunno, nuovo percorso, nuove sfide, nuovi progetti, nuovi obiettivi… e quando meno te l’aspetti, è già ora di mettersi sotto il piumone!

E’ un lampo, la percezione veloce, chiarissima e violenta che la verità di quel che stai vedendo è un’altra. E’ qualcosa che non tutti possono cogliere. E’ il sorriso del caimano al telegiornale, fiducia per gli uni e trappola per gli altri.  E’ la mano che si appoggia sul fianco o su una spalla, quella che sembra dire "ti voglio bene" e invece significa solamente "ti voglio".
Perché esiste un solo modo di rendere un amore matematicamente inestinguibile: non viverselo fino in fondo.

Che palle però.