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Nel mio guscio di cartapesta

23 Lug
Ma é normale che un emerito sconosciuto riesca, in 5 minuti, a far vacillare il tuo muro di certezze?
Certo, l’ho sottovalutato; e gli stavo rifilando la mia tiritera preconfezionata colma di cinismo.
Ma non so, quello che ha detto, come l’ha detto. Mi ronza ancora in testa.
Mi sento come se un ricordo lontano mi stesse tornando pian piano alla mente.
Mi ha fatto credere, per un momento, che nel mondo esista ancora un po’ di purezza, un po’ di magia, qualcosa di completamente slegato dalla ragione, dalle convenzioni, dalle mie liste perfettine.
Quanto tempo è che non dico: "scusate, ho fatto una cazzata, ma non potevo fare altrimenti"? Quanto tempo è che critico questo atteggiamento? Quanto tempo è che non mi lascio libera di improvvisare?

indovina chi viene a cena?

10 Mar
destinata a perdermi in spazi troppo piccoli.
a vagare in un dedalo senza riuscire a trovare l’uscita.
a girare in tondo fino a perdere l’orientamento.

in un leggero stato di costante fibrillazione.
si aggiusta i capelli, pronto a rigettare tutto.

si tira giù la gonna, ma gli occhi tradiscono.

dicono che gli occhi fanno un uomo sincero
running around, searching, looking for something to find
nobody’s perfect and I stand accused for lack of a better word and that’s my best excuse

jigsaw falling into place

28 Feb

Ti ho amato perché il desiderio di te era più forte di qualsiasi felicità.
E lo sapevo che poi la vita non è abbastanza grande da tenere insieme tutto quello che riesce ad immaginarsi il desiderio.
Ma non ho cercato di fermarmi, né di fermarti.
Sapevo che lo avrebbe fatto lei.
E lo ha fatto.
Tutto ad un colpo, è scoppiata.
C’erano cocci ovunque, e tagliavano come lame.

swimming through sick lullabies

12 Feb
dopo attenta riflessione, sono giunta alla conclusione che chi ha il pane non ha i denti. e viceversa.
che non ci accontentiamo mai di ciò che abbiamo, che vogliamo ciò che non abbiamo, che quando lo otteniamo non ci basta già più.
non so da quale delle due parti vorrei stare, al momento.
al momento, ciò che possiedo e sono e vivo mi rende felice – esclusion fatta per certi soggetti, ma si sa, la vita è tutta una questione di compromessi – ma mentirei se non ammettessi un’irrequietezza, un malcontento, uno sconforto di fondo.
voglio di più, ma non posso averlo. non riesco ad averlo. e più non riesco ad averlo, più scivolo nell’amarezza, nel silenzio. e come la volpe con l’uva, cerco di convincermi che non lo voglio più, che va bene così, tanto non era giusto per me.
e probabilmente se non fossi legata a doppio filo, scapperei. invece no, rimango in attesa che le cose cambino, per opera divina.
è questo il motivo per cui sento un’improvvisa, seppur non inusuale empatia – che però soffocherò – e al contempo tanta lontananza da situazioni che ritenevo stabili e vere.
e poi, non è tutta colpa mia! hermione non può leggermi, ma sono sicura che sottoscriverebbe: chè mica abbiamo scritto gioconda in fronte, noi!
sono molto irritata.
forse è giunta l’ora di smetterla di far finta di non vedere, di non capire, che poi mica posso lamentarmi se tentano di prendermi per il culo.
forse è solo uno sbalzo ormonastrale e da giovedì sarò di nuovo una persona normale.
non lo so, ma consiglio caldamente di tenermi a distanza.
a meno che non conosciate cosa ha effetto terapeutico su di me. luca, sei salvo.
P.S.: sono vietate squallide battute sessuali. anche a te, luca.

psicodramma

28 Gen
sinceramente sono un po’ stufa.
quant’è vero che io metto i muri, però c’è anche chi chiude le porte.
certo non sono novità, ma vorrei poter marchiare a fuoco questo momento di consapevolezza nella mente, per andare a ripescarlo fresco e immutato quando mi servirà, ah, quante volte ancora mi servirà!
mantenerlo così, carico di rabbia e di tristezza.
per non avere incertezze, per non vacillare, per mantenermi dura e colpire.
e non riversare quest’amarezza addosso ai miei tesori, quelle poche persone il cui affetto è costante, incondizionato e caloroso.
vorrei poter dire che passerà, ma la realtà dei fatti è che l’ora della liberazione è ancora lontana. estremamente lontana.
se solo fosse possibile parlare con mia madre senza scatenare crisi d’ansia o indigesti litigi.
e invece no, come sempre non mi è possibile neanche sognare.

mentre incollo quelle immagini

14 Gen
 
forse non lo sai che quei giorni non tornano più
mentre insegui sogni che oggi non bastano più

uno qualsiasi

4 Gen
era ovvio che la pace non durasse a lungo. e per un’ascia di guerra seppellita, ne viene dissotterrata un’altra.
io, sinceramente, non so che farci se l’unica soluzione che conosco è girarmi di spalle e andarmene.
non voglio essere forte, non voglio discutere, non voglio prendere parti.
ripeto, voglio rimanere neutrale.
anche volendo, non posso permettermi di perdere il tempo e la testa con i problemi altrui che, francamente, non reputo neanche tali.
mi dispiace, mamma.
come posso io tornare a vivere qui? ancora, mi dispiace, ma sarei pazza.
non vedo l’ora di tornare alla mia (relativa) oasi di pace bolognese.