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A volte mi sembra di pensare talmente tanto da sentirmi vecchia

29 Mag

“Nei miei ventisei anni ne ho viste di persone di passaggio. Persone con cui ho condiviso una pizza, un pranzo, una lezione universitaria, un letto, un’intimità sfuggente, un viaggio in macchina, una serata in lacrime. Persone che in quel preciso momento sono state importanti e senza le quali forse sarebbe stato tutto diverso. Persone di cui non ricordo il nome, alle volte, ma per le quali ho pianto, magari. Persone che mi hanno fatto male, seppur per breve tempo, ma hanno lasciato un segno. Persone che non ho mai perdonato e che mai vorrei rincontrare. Persone che mi hanno insegnato una qualunque cosa, da come cucinare la pasta e fagioli a come non far cadere il navigatore dal vetro. Persone che mi hanno promesso un futuro e persone alle quali ho promesso fedeltà. Persone che sono scappate e persone dalle quali sono fuggita per paura di un legame, di un qualcosa di troppo forte, di un limite che non volevo pormi. Persone che negli anni hanno fatto solo numero e persone che hanno fatto la differenza. Persone ritornate e persone scomparse. Persone ignorate e persone volute. Persone. Che altro dire.

Con estrema facilità ci si incontra e con la stessa estrema facilità ci si abbandona.

E se ci si rincontra, non è mai per caso.”

Ti ricordi i giorni chiari dell’estate…?

2 Mag

Grazie ad un nipote carinissimo che auguro a tutti (quelli cui voglio del male), che al mio ritorno a casa mi ha fatto trovare il mio Sacro Bauletto Rosso sventrato, dilaniato e saccheggiato come da una banda di sciacalli, ho fatto un tuffo nei ricordi, ma di quelli abissali, sia il tuffo che i ricordi. In pratica, il suddetto Bauletto conteneva gelosamente (si narra di un drago a 3 teste a guardia, che il nipotastro malefico deve aver ingoiato senza colpo ferire come una cozza cruda senza limone e ruttato dopo 3 secondi netti) anni e anni di diari, quaderni, lettere, biglietti e fogli sparsi della mia adolescenza tutta. Non solo miei, ma anche di altri “scrivani”.

Ora, in primo luogo: è stato uno shock leggere nero su bianco che ebbene sì, anche io ero, anzi, sono stata un’idiota. Sballottolata da sbalzi umorali degni di un bipolare tipo I, con fasi di ottimismo alle stelle (della serie viva la vita, viva l’amore, massì tutto volgerà al meglio perché non può che andare così… CERTO, svegliati, deficiente!) e pessimismo cosmico cui manca solo la descrizione metodica dei metodi più efficaci per morire lentamente e con dolore; colma di supponenza come se dall’alto dei miei 16 anni sapessi già tutto del mondo; governata dagli ormoni, embè.

Fa invece estremamente piacere riscoprire che già all’epoca asfissiavo tutti con le mie teorie psicanalitiche per tutte le tasche, perciò vedi, almeno qualcosa di buono lo andavo covando. Da qualche parte, molto ben sepolto, c’era un nucleo della personcina che sarei diventata.

Ma questa personcina si è anche chiesta se è proprio necessario perdere con l’età – anche se in favore di un notevole aumento del proprio QI, micachenò – tutta quella speranza, quell’ottimismo, quella fiducia nelle persone, nel cambiamento.

Io credo nel cambiamento, e non potrei fare altrimenti, visto il lavoro, la missione che voglio compiere. Ma spesso cado nel tranello della semplificazione, della regolarizzazione, del sì o no, bianco e nero. Per placare la mia natura emotiva e ansiosa ho bisogno di seguire strade delineate con tutta la loro bella segnaletica, senza cercare a casaccio scorciatoie. Ho bisogno della sicurezza che mi dà il possedere la risposta giusta, razionale. E chiudo in soffitta le emozioni, i sentimenti, tutti i bivi che creano e la paura costruttiva e il batticuore che ti dà percorrerli scoprendo cose nuove.

Non so, forse dovremmo tutti rimanere un po’ adolescenti. Dovremmo tutti andare ad aprire ogni tanto lo scrigno dei ricordi e ricordare chi eravamo. Non può fare mai male alle persone che siamo.

Mal che vada, ci faremo quattro risate. Con tutto lo spettro (è il caso di dire) di male e bene che possa essere, come è successo a me questa sera, penseremo a tutte le persone che hanno attraversato la nostra vita dedicando loro qualche pensiero e augurio speciale.

Allora ciao a voi tutti, spero stiate bene, siate felici e soddisfatti delle vostre vite, spero abbiate trovato quello che stavate cercando. Vi voglio bene, e vi ringrazio per avermi aiutato nella costruzione di un pezzetto di me :’ )

La descrizione di un attimo

12 Nov

Se me lo avessero detto qualche mese fa, non ci avrei creduto. Non nella cosa in sé, eh. Ma che quest’anno potesse portare qualcosa di buono. Nonostante la malattia, le delusioni, le prese di coscienza, nonostante tutto, ci sono stati anche diversi momenti belli che porterò sempre nel cuore. Una dolcissima primavera. La constatazione, più e più volte, che alcune persone passano, ma altre rimangono, sempre, solide come il granito e resistenti alle intemperie. Rimangono, anche se non te lo meriti poi tanto, e allora capisci che forse qualcosa di buono c’è in te.

Se n’è tanto discusso del prima, del come e del perché, e uno magari da me si aspetta chissà che, no?, nel senso, io scrivo, non so se bene -di sicuro criptico- ma scrivo per sfogarmi di ogni pensiero, leggo tantissimo, che siano libri o fumetti, seri o faceti, e quindi magari uno si crede “chissà che vita interiore ricca, chissà che idee, che fantasia!”. Bè sì, può essere abbastanza vero, ma la verità è che mi autocensuro, sia in maniera sottilmente apotropaica, sia perché sono affamata di vita e mai come quest’anno: voglio vivermi le cose, lasciare che succedano, non essere costretta da programmi o idee preconcette, voglio imprevisti, probabilità, sorprese! E sì, mi sto sorprendendo nel mandare all’aria i miei schemi comportamentali, nel drastico calo dei miei livelli di sicurezza e autostima e nella convinzione ineffabile che sì, è più che possibile la trasmissione limpida dei pensieri: è reale.

E quando non hai bisogno di parlare che fai? Vivi. Al massimo, come neanche nei sogni più rosei.